KICHI KICHI TOUR 2026 (e l’arte dell’Omurice)
Motokichi Yukimura, il maestro indiscusso, colui che ha fatto venire l’acquolina in bocca a mezza internet tagliando a metà una morbida frittata e svelando al mondo la magia dell’omurice, sta per tornare in Italia grazie ad Akira Yoshida.
Prima di farci prendere dal panico e iniziare a digiunare in vista dell’evento, facciamo un passo indietro per i pochi che ancora non sanno di cosa stiamo parlando.
L’omurice fa parte del meraviglioso mondo degli yoshoku, ovvero le reinterpretazioni nipponiche della cucina occidentale che da decenni si affiancano alla cucina tradizionale (washoku). In poche parole: è l’incarnazione del comfort food. Si tratta di un letto di riso saltato sormontato da una frittata morbida, dorata e quasi cremosa al suo interno. Un piatto che, come dice lo stesso chef, “tutti amano fin dall’infanzia”.

Molto prima che i social media e gli smartphone ci rovinassero l’esistenza, un giovanissimo Motokichi Yukimura apriva il suo ristorante a Uzumasa, nello storico quartiere di Kyoto. Era il 1978, aveva 23 anni, e il locale si trovava a due passi dal Toei Kyoto Studio Park (sì, proprio gli studi da cui sono usciti tanti dei nostri amati eroi tokusatsu e drammi storici).
“L’omurice era nel menu fin dall’inizio”, racconta Yukimura. Ma non aveva affatto l’aspetto teatrale e strabordante che oggi ipnotizza milioni di utenti su YouTube.
“In realtà l’ho imparato da qualcuno”, ammette con la genuinità di chi non ha bisogno di inventarsi miti fondativi. “Gli attori venivano spesso. Uno di loro mi chiese di preparare una frittata e di aprirla sopra del riso con pollo. Mi disse che c’era un locale a Tokyo che la serviva in quel modo.”
Da quel momento, Yukimura ha passato anni a perfezionare la tecnica. Per molto tempo, il suo omurice esplosivo è rimasto un “menu segreto”, finché il ristorante non si è trasferito nell’attuale e celebre sede di Pontocho a Kyoto.
Lì la televisione prima, e l’algoritmo poi, hanno fatto il resto. Ma non crediate che sia stato un successo piovuto dal cielo: “Ci sono voluti cinque o sei anni di lavoro, procedendo passo dopo passo, e quello che vedete ora è davvero il risultato di questo processo”, spiega lo chef. “Anche adesso, sono ancora in evoluzione.”
Oggi Yukimura ha 70 anni, ma un’energia che noi al lunedì mattina ci sogniamo. Vanta centinaia di migliaia di follower e fan in tutto il mondo. Sorride sempre e ha dei capelli bellissimi. E di se stesso dice: “Mi piace fare le cose subito. Se chiedo a qualcun altro, devo aspettare, quindi preferisco impararle da solo.”
Io cara grazia se so avvitare una lampadina. 😛
Se vi state chiedendo il perché dei suoi capelli rosa e dei completi sgargianti, la risposta è super giapponese. Tutto è iniziato con il kanreki, il compimento dei 60 anni, che nel ciclo zodiacale simboleggia la rinascita e si festeggia tradizionalmente in rosso. “È stato allora che ho iniziato a sperimentare con il colore dei miei capelli. Ora ho optato per il rosa: è il mio colore da tre o quattro anni e mi ci sento a mio agio.”
Sul suo biglietto da visita pare ci sia scritto “Evangelista dell’Omurice”. E questo lo voglio scoprire.
Ha scritto testi, composto musica e girato un video musicale a tema per diffondere il verbo. Il suo segreto per restare sulla cresta dell’onda da 47 anni? “Si tratta di gratitudine e riflessione quotidiana. Riflettere non significa pensare ‘Non ce la farò’. Gli errori capitano, e potrebbero ripetersi, ma l’importante è individuarli rapidamente e avere fiducia nel fatto che si migliorerà col tempo.”
Lui lo chiama approccio “cambiare canale”: “Quando commetto un errore, non ci penso troppo. Piuttosto, mi concentro sul fare qualcosa di divertente, qualcosa che mi dia gioia. Quando fai così, gli aspetti negativi iniziano a svanire e le tue qualità positive emergono naturalmente.”
E funziona. Al suo bancone si sono seduti l’attuale Re della Malesia, la popstar asiatica Jay Chou, lo chef spagnolo Dabiz Muñoz e un crossover che non mi sarei mai aspettato di scrivere in vita mia: Antonio Cassano.
“Tra tutti i piatti yoshoku che fanno parte della cultura culinaria giapponese, l’omurice è qualcosa che tutti amano fin dall’infanzia”, ribadisce lo chef. “Voglio condividere questa gioia con il mondo. Sento che la mia missione è continuare a diffondere l’omurice, e la felicità, sempre più lontano. A volte ho la sensazione di essere nato per condividere l’omurice con il mondo. È così profondamente radicato in me ormai.”

Segnatevi le date: lo chef Kichi Kichi sarà in tour in Italia dal 13 al 24 ottobre da Ramen Bar Akira con due tappe imperdibili a Milano il 17 e il 18 ottobre. Se volete partecipare, potete prenotare il vostro posto cliccando QUI.
E se state sudando freddo perché il vostro giapponese si ferma a “Konnichiwa” e “Pikachu”, niente panico: ci penserà Akira ad aiutarvi con le traduzioni per fare tutte le domande che volete al Maestro.

Ramen Akira è un’istituzione nostrana, con ben 13 locali sparsi tra Roma, Milano, Torino, Brescia e La Spezia. Personalmente, mi è andata di lusso: ha aperto proprio dietro casa mia. È diventato il mio rifugio sicuro per quando ho nostalgia del Giappone o quando voglio semplicemente sfinire gli amici con i resoconti delle mie esplorazioni in terra nipponica, circondato da quell’atmosfera e da quei sapori che, fino a poco tempo fa, potevi trovare solo dall’altra parte del mondo.
Ci vediamo il 18 ottobre. Io sarò quello con i baffi. Ovviamente.
Gtvb
Foto: @kichikichi_omurice/@Akira Yoshida






