SONO TAKANO FUMIKO E DISEGNO ANCORA MENO (in un’intervista del 1982)
Miss Ruki descrive con discrezione la vita tranquilla e anticonformista di una donna a Tokyo, sullo sfondo del boom economico giapponese degli anni Ottanta.
Il nuovo lavoro della signorina Lucky si presenta come una commedia con sfumature da piccolo giallo ambientata in un grande magazzino, liberamente ispirata ai racconti di Agatha Christie.
Le storie brevi di Zettai Anzen Kamisori arrivano invece dritte come una lama al cuore: indimenticabile, tra le tante, quella in cui il progressivo svanire della memoria di una nonna viene raccontato attraverso lo sguardo di una bambina.
Bō ga Ippon è considerata un’opera di straordinaria sensibilità nel saper mettere in scena la normalità della vita quotidiana.

Tutte queste storie portano la firma di Fumiko Takano, l’unica fumettista donna ad aver mai vinto il Premio Letterario Iwaya Sazanami — un prestigioso riconoscimento istituito nel 1978 dalla Japan Foundation for Cultural Promotion of Youth per onorare l’eredità di Iwaya Sazanami, padre della letteratura per l’infanzia in Giappone. Prima di lei, tra gli autori di manga, l’onore era toccato soltanto al “Dio del manga” Osamu Tezuka.
Fumiko Takano è a tutti gli effetti una poetessa e una pioniera del fumetto giapponese. L’ho scoperta quasi per caso, dato che con i manga ho da sempre un rapporto alterno e fatto di fasi.
Verso la fine degli anni ’80, quelli della rivista Hanako — un nuovo magazine femminile di Tokyo — la contattarono per chiederle una storia a fumetti. Lei disse di sì, ma invece di creare la solita protagonista stilosa e modaiola, inventò Miss Ruki: un personaggio che, numero dopo numero, prendeva praticamente in giro l’idea rigida e patinata che i redattori avevano delle donne. In redazione avranno gridato allo scandalo, ma le lettrici impazzirono letteralmente per lei! Una serie divertentissima e molto personale, dove l’ironia affilata della Takano smonta i cliché della società giapponese dell’epoca, regalando un ritratto spensierato dell’amicizia e della libertà femminile.

Stimata e citata come punto di riferimento da giganti del calibro di Katsuhiro Otomo (Akira) e Taiyo Matsumoto (Tekkonkinkreet), la signora Takano ha fatto della lentezza e del rigore la sua cifra stilistica. Se non sbaglio ha pubblicato qualcosa come sette raccolte manga in 40 anni o poco più.
Nata nel 1957, si è formata negli anni ’70 nell’ambito del movimento delle fanzine (dōjinshi). Prima come dilettante, poi come debuttante pluripremiata, ha disegnato storie molto personali con uno stile unico. Era anche insolita nella scelta delle riviste su cui pubblicare queste storie: pur essendo nota alle giovani lettrici di manga shōjo, Takano è diventata una guida, aprendo la strada alle artiste che volevano pubblicare al di fuori dei tradizionali contenitori di genere.

Ho scovato nei meandri della rete un’intervista perduta pubblicata su Illustration (n. 14, Febbraio 1982). Ho riassunto e riadattato i passaggi più interessanti per offrirvi un ritratto inedito della Takano.
Buona lettura!

Pagina 1: La presentazione della redazione
(Fumiko Takano l’esordio e la poetica secondo Illustration)
Nonostante i manga shōjo siano una presenza costante nel panorama del fumetto, per molto tempo non ho mai provato un vero e proprio interesse nei loro confronti. Di fronte a tavole fitte di linee sottili e apparentemente tutte uguali, venivo assalito dalla noia ancora prima di iniziare a leggere. Certo, provando ad approfondire autrici del calibro di Moto Hagio o Keiko Takemiya, ho scoperto storie capaci di farsi apprezzare: la loro sensibilità “letteraria” era innegabile e il loro talento narrativo a tratti persino sorprendente. Eppure, dentro di me rimaneva un’istintiva resistenza verso il genere. Poiché nel fumetto l’immagine e il racconto costituiscono un tutt’uno inscindibile, se la porta d’ingresso visiva non mi convinceva, facevo fatica ad addentrarmi nelle profondità della storia.
A ben guardare, entrando in una qualsiasi libreria giapponese si rimane sbalorditi dalla quantità di shōjo manga che affollano gli scaffali. Si tratta di un linguaggio espressivo unico al mondo. Dal punto di vista commerciale il loro successo è indiscutibile (i volumi vanno letteralmente a ruba), ma sotto il profilo analitico il fenomeno suscita una certa curiosità. Persino i giovani mangaka uomini sembrano nutrire un velato timore reverenziale di fronte alla carica vitale di queste opere. Se gli autori maschi lavorano fino allo sfinimento in un mercato estremamente competitivo, le autrici di shōjo dimostrano una resistenza eccezionale, esprimendo il proprio talento con un’energia travolgente che finisce inevitabilmente per imporsi.
Inserire Fumiko Takano all’interno della categoria dei manga shōjo crea un cortocircuito affascinante. Pur pubblicando su riviste destinate a un pubblico femminile, il suo stile grafico traccia un percorso del tutto personale. Il suo tratto fine e fluido, unito a volti di personaggi che conservano solo un’eco del fumetto per ragazze tradizionale, si sposa con una narrazione essenziale, un’ironia sottile e una precisione anatomica quasi chirurgica. È la stessa sensazione che si prova quando ci si taglia un dito con una lama affilata: sul momento il dolore sembra impercettibile, ma la ferita si rivela inaspettatamente profonda, lasciando un segno nitido.
Incluso il periodo delle dōjinshi (le autoproduzioni), Fumiko Takano ha pubblicato pochissimo: appena diciotto racconti. Ciononostante, gode di una grandissima stima tra i lettori più attenti ed è celebre per l’uso evocativo che fa dei titoli, come Tsuru Tanabe, Azemichi Road to Sexy One-chan, Anatra alle 10:00 del mattino, Hayamichi Yōshu o Diretto ai Grandi Magazzini Keio all’uscita ovest di Shinjuku passando per Hōnanmachi.
La sua scrittura rivela una precisione minuziosa. L’impressione che la sua opera lascia nella mente del lettore nasce proprio da questo sguardo indagatore, capace di scorgere una latente crudeltà anche all’interno di uno spazio apparentemente innocente. Al centro delle sue tavole c’è uno spirito ostinato che rifiuta di conformarsi alle mode. A ventiquattro anni, mantenendo un ritmo di circa dieci pagine al mese, Fumiko Takano continua a tracciare la sua personalissima strada.

Pagina 2: Incontrare Fumiko Takano: la formazione e i ricordi
(Nata nel 1957 a Niigata, studia infermieristica alle superiori e si specializza a Tokyo, lavorando in corsia per due anni e mezzo prima di affermarsi come autrice di culto).
La strada verso il lavoro e il disegno
Il mestiere dell’infermiera mi ha insegnato molto sul piano umano: è un lavoro che ti mette a contatto diretto con le persone, a prescindere dal loro ruolo o dalla loro estrazione sociale. A dire il vero, la mia è stata una scelta quasi casuale: dopo le superiori volevo andare a vivere a Tokyo e la scuola di infermieristica a Tabata mi garantiva l’accesso all’esame di abilitazione in soli due anni. Presa la qualifica, ho iniziato subito a lavorare.
In quel periodo consideravo il fumetto un semplice hobby, ma avevo il bisogno viscerale di ritagliarmi dei momenti d’aria al di fuori del lavoro, altrimenti mi sarebbe mancato l’ossigeno. Non puntavo a diventare una mangaka di professione; volevo soltanto avere del tempo libero da dedicare a ciò che mi appassionava. Per questo ho scelto di lavorare solo mezza giornata. Ho trovato impiego part-time in una clinica privata di Nakano con un turno fisso dalle 14:00 alle 20:00, e per due anni e mezzo ho portato avanti questo doppio binario, vivendo per conto mio mentre le altre colleghe stavano nei dormitori degli ospedali.
Mentre studiavo a Tokyo, frequentavo un gruppo di appassionati che realizzavano fumetti indipendenti (dōjinshi). Eravamo un gruppetto con base a Nakano, composto da ragazzi e ragazze. Quando ci siamo diplomati, uno di noi è stato assunto da un editore che stava lanciando una nuova rivista intitolata June. Sapendo che disegnavo, mi ha chiesto se volevo occuparmi di una sezione a fumetti.
Del nostro gruppo facevano parte anche altri autori, tra cui Sanae Nana e Ryōsuke Takahashi. Senza fare troppi calcoli ho accettato la proposta. Pensavo che sarebbe stata un’esperienza occasionale, e invece da quel momento hanno iniziato ad arrivarmi continuamente nuove richieste di lavoro.
«Prendere il treno e osservare la gente comune: è da qui che nasce la maggior parte delle mie storie.»
In realtà, la decisione di iscrivermi alla scuola per infermiere è nata da un motivo molto semplice: non volevo fare la stessa strada di tutti gli altri. Tutte le mie compagne delle medie stavano andando nello stesso istituto di zona, mentre io volevo a tutti i costi frequentare la scuola della città vicina!
Sono cresciuta in una famiglia ordinaria di quattro persone: mio padre impiegato statale, mia madre, mio fratello e io. Da bambina ero piuttosto introversa. Non guardavo la televisione, non seguivo le mode del momento e in casa non si ascoltava musica pop. Preferivo di gran lunga dedicarmi ai lavoretti manuali piuttosto che al disegno in senso stretto. Anche le bambole…più che giocarci, mi piaceva ritrarle. Forse le trovavo un po’ finte, o magari mi piacevano proprio perché potevo osservarle a distanza.
Per quanto riguarda le mie letture, sono stata folgorata dai fumetti di Moto Hagio. Me li prestavano le mie amiche a scuola, non avevo nemmeno bisogno di comprarli: mi bastava leggerli una volta per ricordarmeli a memoria! Avevano un tratto fluido ed elegante, capace però di toccare sfumature grottesche con un’incredibile grazia. Amavo la linea pulita e definita che sapeva uscire con discrezione dai bordi, accostata a colori tenui e mai piatti. Con il tempo ho assimilato diverse influenze: la pittura occidentale, gli illustratori americani degli anni Cinquanta e autori come Kazuo Nagashima. Adoro adattare e modificare il mio tratto a seconda della storia che racconto: per me il manga è soprattutto questo, un bellissimo gioco tra parole e immagini.

Pagina 3: L’Intervista a Fumiko Takano
D: Come si svolge la tua giornata di lavoro?
Fumiko Takano: «Lavoro in una stanza da sei tatami. Sul tavolo tengo una scatola di cioccolatini e i miei strumenti da disegno: matite colorate, pastelli, pennini. Realizzo in media tra le dieci e le venti pagine al mese, ma ci sono periodi in cui non tocco matita per un mese intero. Non si può certo dire che mi ammazzi di lavoro! Per ora riesco a cavarmela così.»
D: Accetti tutte le commissioni che ti vengono proposte?
Fumiko Takano: «No, rifiuto molto spesso. La maggior parte delle proposte che mi arrivano sono noiose (ride). Se una richiesta non è in sintonia con quello che sento di voler fare, preferisco declinare gentilmente.»
D: Come scegli i temi delle tue storie?
Fumiko Takano: «Non li stabilisco mai a tavolino. Di solito gli editori si limitano a indicarmi la palette di colori da usare. Il tema vero e proprio nasce da solo al momento, seguendo l’ispirazione: è questo che rende il lavoro davvero divertente.»
D: Ti capita mai di trovarti in difficoltà con le consegne?
Fumiko Takano: «Sì, mi riduco quasi sempre all’ultimo minuto! A quel punto è impossibile tornare indietro o ammettere di essere nei guai, quindi tiro dritto e consegno (ride).»
D: C’è un’età specifica che preferisci raccontare nei tuoi personaggi?
Fumiko Takano: «Mi viene naturale parlare di persone che hanno la mia età, intorno ai ventiquattro anni. Anche se le mie storie vengono lette da ragazze molto più giovani, quello rimane il mio punto di riferimento personale.»
D: Quali sono i tuoi orari nello studio?
Fumiko Takano: «Vado nello studio verso le 11:30 del mattino e rimango lì fino all’una di notte, uscendo solo per i pasti. A casa mia non riesco a concentrarmi. Lì ho la tranquillità giusta per inchiostrare e curare i dettagli. Di solito l’idea iniziale e lo storyboard (neimu) li preparo a casa, poi vado in studio per la stesura finale.»
D: Quali sono le tue passioni al di fuori del fumetto?
Fumiko Takano: «Adoro il cucito! Mi piace moltissimo confezionarmi gli abiti da sola. Non guardo quasi mai la TV, non vado al cinema e leggo pochissimi romanzi. Preferisco osservare la gente: quando prendo il treno mi metto a guardare le persone, come parlano o come si muovono, ed è lì che trovo la fonte per le mie storie.»
«Fai quello che ti va di fare nel momento in cui ti va di farlo: è l’unico modo per lavorare bene e senza stress.»

Il manga Il nuovo lavoro della signorina Lucky è pubblicato dalla Coconino Press
Potete acquistarlo QUI
Gtvb
Cover: Miss Ruki (るきさん) © Fumiko Takano / Chikuma Shobo
Immagini: © Fumiko Takano/©Genkosha Co., Ltd./©Coconino Press/






