“Dai buttati, mica avrai paura?”
“Lo sai che non mi piace fare queste cose.”
“Fai come Daitan!”
“Guarda che si dice Daitarn, con la R.”
“Io l’ho sempre chiamato Daitan.”
“Ti dico che si chiama Daitarn 3!”
La taverna non era male, aveva anche il bagno con tutto il necessario. Se ricordo bene, c’erano poster di birre e bibite appesi ai muri color giallo Milano. Era grande e accogliente, con quel gusto retrò un po’ malinconico.
Ho tanti parenti, lo confesso.
Non abbiamo un semplice albero genealogico, ma piuttosto una foresta amazzonica. Annovero ogni genere di congiunto: dal medico all’operaio, dall’aspirante calciatore alla casalinga disperata. Non ho assassini, ma assassinati (non vi dico la tragedia); non ho pornostar, ma “porno-terroriste”.