IL PRIMO GODZILLA (e l’origine del Tokusatsu)
La prima volta che sono stato a Sukagawa (QUI il racconto del mio viaggio) tutti gli abitanti mi parlavano del Signor Tsuburaya, vero mito della città e orgoglio della cinematografia giapponese. Visto che tra poco uscirà al cinema Godzilla Minus Zero, vi chiederete: chi è il Signor Eiji Tsuburaya? È il papà del lucertolone atomico più famoso del mondo! Terrore delle città giapponesi, ma re degli incassi in sala.

Quando il Gojira del 1954 fu concepito per la prima volta, Tomoyuki Tanaka, il produttore del film, voleva utilizzare l’animazione in stop-motion, perché era un grande fan di Willis O’Brien e del lavoro che aveva fatto in King Kong del 1933. Tuttavia, nel personale della Toho non c’era nessuno veramente esperto nella tecnica e ci sarebbero voluti parecchi anni prima di riuscire a impararla e girare il film. Così, decisero di inventarsi una tecnica tutta loro che sarebbe stata chiamata suitmation. In parole povere: uno stuntman che, sigillato in un’armatura di gomma, semina il panico tra grattacieli di compensato, radendo al suolo tutto ciò che gli capita a tiro!

Eiji Tsuburaya lavorava nell’industria cinematografica giapponese già dal 1919 ed era noto per il suo straordinario lavoro sugli effetti. Pensate che creò una ricostruzione del bombardamento di Pearl Harbor per i film di propaganda della Seconda Guerra Mondiale così realistica che le forze di occupazione statunitensi lo accusarono di spionaggio!
Gli americani pensavano che l’unico modo in cui Tsuburaya avesse potuto riprodurre i dettagli così fedelmente fosse quello di essere stato fisicamente a Pearl Harbor prima dell’attacco. E invece aveva solo un sacco di fantasia.

Questa attenzione ai dettagli era il marchio di fabbrica di Tsuburaya e il lavoro sui modelli che perfezionò durante gli anni ’40 gli sarebbe tornato utile nel creare le scene di distruzione delle città nei suoi film di fantascienza. Per Godzilla, lui e la sua squadra dovettero creare modelli accuratissimi di parti di Tokyo, inclusi l’edificio della Dieta (il parlamento giapponese) e il porto.
Cercarono di affidarsi ai progetti originali della città ma, laddove questi mancavano, il production designer degli effetti visivi Akira Watanabe dovette inviare un’intera squadra a misurare e tracciare le strade e i luoghi reali per ricrearli in studio, in scala 1:25. Quanto sono minuziosi i giapponesi!
In seguito, avrebbero imparato che si poteva creare l’illusione di una maggiore profondità realizzando edifici in scale diverse, usando i modelli più grandi davanti e quelli piccoli dietro. Questo modo di ricreare città vere fu poi usato anche in Ultraman, altro successo clamoroso di Tsuburaya.

Quanto a Godzilla, il mostro era interpretato da una coppia di stuntman, Haruo Nakajima e Katsumi Tezuka, chiusi dentro una tuta di gomma.
Purtroppo, il costume era così pesante e caldo che gli attori potevano indossarlo solo per pochi minuti alla volta. Ci furono momenti in cui svennero all’interno del costume e ogni giorno il personale di produzione doveva letteralmente raccogliere una tazza di sudore dalla tuta. Nakajima perse circa 9 kg durante le riprese a causa del peso e del calore. Immaginate la puzza!
I film successivi avrebbero avuto tute più leggere, maneggevoli e meno pericolose, man mano che imparavano cosa potevano e non potevano fare con i costumi.
La tuta era così ingombrante che, per alcune scene in cui si dovevano vedere solo le gambe di Godzilla, usarono una “mezza tuta”, che in realtà era il primo prototipo tagliato a metà (ed era originariamente persino più pesante dell’intero costume da 100 kg!)

Usarono anche dei pupazzi per alcune scene, specialmente quelle in cui Godzilla usa il suo soffio atomico, che all’epoca non era altro che uno spruzzo di vapore e nebbia.
Una cosa che Tsuburaya perfezionò fu come nascondere i fili che reggevano la coda di Godzilla o gli aeroplani. All’epoca non esisteva la rimozione dei cavi in post-produzione, quindi dovevano usare fili sottilissimi o filmare le scene degli aerei sottosopra, con i modellini sospesi dal basso. Il pubblico non avrebbe mai cercato i fili “sotto” gli aerei, e questo aiutava a nasconderli (anche se nel primissimo film erano comunque piuttosto visibili :-P).

I film dovevano essere girati in teatri di posa, quindi gli sfondi erano matte painting (dipinti iperrealistici realizzati su lastre di vetro) creati sapientemente per sembrare ambienti esterni. Questo non era un grosso problema girando in bianco e nero, ma per i film a colori successivi dovettero davvero fare l’impossibile per nascondere la natura artificiale dei fondali.
Per dare ai mostri un vero senso di grandezza, venivano spesso filmati dal basso e con la telecamera in “overcranking”, ovvero facendola girare più velocemente per scattare più fotogrammi al secondo. Questi, riprodotti poi a velocità normale, facevano sembrare che gli attori si muovessero in modo lento e pesante. Anche i modellini degli edifici, crollando più lentamente, davano un senso di peso e massa incredibile.
Tutte queste tecniche sono usate ancora oggi, da Ultraman alle serie Super Sentai e in tutti i film che hanno bisogno di creare un senso di scala usando le miniature. Questa è stata la vera origine del tokusatsu come lo conosciamo e dobbiamo tantissimo a Tsuburaya e al suo esperto team di artigiani, artisti e stuntman.
Gtvb
Cover: “Godzilla Raids Again” ©Toho Co. Ltd/©Tsuburaya Productions
immagini: ©Toho Co. Ltd/©Tsuburaya Productions






