TAKENOKO-ZOKU (La tribù dei germogli di bambù)
Prima delle Gothic Lolita, delle cantanti Kawaii, prima dei social, prima dei selfie e prima del cosplay di massa, esisteva una “tribù” che ha trasformato il cemento di Tokyo in una pista da ballo psichedelica: i Takenoko-zoku (竹の子族), letteralmente la “Tribù dei Germogli di Bambù”.
Prendete il boombox, il mitico stereo portatile a cassette, un completo di raso dai colori improbabili e la voglia di ballare fino a perdere i sensi. Benvenuti ad Harajuku, anno 1979.
Tutto nasce da un uomo con una visione: Takenori Otake. Nel 1978 apre in Takeshita Street la Boutique Takenoko. Il nome era un augurio: voleva che il negozio crescesse forte e veloce come un germoglio di bambù. Credo che tutti lo conosciate questo negozio, almeno quelli che sono stati in Giappone. È questo:

Che se ci entri c’è la commessa antipatica che non vuole foto, odia i turisti curiosi e ti guarda come se fossi un ladro di caramelle in astinenza da zuccheri.
Perché è diventato famoso?
Il suo pezzo forte dell’epoca era la Harlem Suit: una maglia con ampie maniche, colletti morbidi e laccetti.
Otake s’ispirò alle vesti celestiali del Bodhisattva Kannon. In pratica, ha preso l’iconografia buddista e l’ha shakerata con la cultura disco. Il risultato fu un’esplosione di raso dai colori primari che permetteva movimenti fluidi e spettacolari. Se ne vendevano 100.000 all’anno. Praticamente un’uniforme di massa per ribelli in technicolor.
E perché questi ragazzi finirono a ballare nel parco? Beh, per un motivo semplice. Le discoteche di Shinjuku erano troppo strette, troppo care e in più i proprietari non amavano questi gruppi di adolescenti che occupavano la pista con coreografie da villaggio vacanze, impedendo agli altri di muoversi. Meglio la strada: più fresca, ecosostenibile e pronta a diventare un palco immenso.
Così, la tribù invase la zona pedonale di Harajuku, nota come Hokoten (abbreviazione di Hokousha Tengoku, ovvero “il paradiso dei pedoni”).
Ogni domenica, circa 2.000 ballerini e 100.000 spettatori creavano un muro umano. Era un caos bellissimo: da una parte i “Rocker” con i capelli imbrillantinati che imitavano l’America anni ’50, dall’altra i Takenoko-zoku con il loro stile orientale e sfacciato, truccatissimi (uomini inclusi) e pronti a tutto per un secondo di celebrità.

Dal punto di vista sociale, i Takenoko-zoku segnano un punto di rottura fondamentale.
Finiti gli anni delle feroci lotte studentesche e dell’attivismo politico (Anni ’60) e finita l’era dell’apatia (Anni ’70), si aprì per questa nuova generazione un periodo di solo “godimento personale”.
Non volevano più combattere il sistema, ma gioire dei frutti del capitalismo e del boom economico.
I Takenoko-zoku sono stati il preludio alla Bolla Economica degli anni ’80: un momento di vitalità pura, colorata e superficiale (nel senso più gioioso del termine). Mentre in Corea del Sud gli studenti combattevano contro il regime militare, in Giappone ci si divideva per decidere se la coreografia migliore fosse quella sulle note degli Arabesque, dei Village People o di Genghis Khan.
Il sociologo Koji Nanba, professore dell’Università Kwansei Gakuin, specializzato in sociologia storica dei media, sottoculture giovanili, storia della pubblicità e tendenze di consumo nel Giappone (ammazza quante ne sa :-p), ha spiegato che le tribù giapponesi (i cosiddetti zoku) come i Takenoko o i famigerati Bosozoku (motociclisti), creavano la loro identità incontrandosi faccia a faccia, sudando insieme e riconoscendosi come membri di un clan; a differenza delle Gyaru, (sottocultura nata in Giappone negli anni ’90) la cui identità non era basata sul gruppo, ma sul consumo.
I Takenoko-zoku sono stati forse l’ultima grande tribù di strada capace di influenzare la cultura pop giapponese.

Si diceva fossero estinti a fine anni ’80, ma il loro Dna è ovunque. Lo ritrovate nel festival Yosakoi Soran, nato nel 1992: un evento di gare di ballo a Hokkaido dove le squadre si sfidano con abiti appariscenti. Oppure in un sacco di giovani idol che si fotocopiano a vicenda ogni anno, ma sempre con la stessa matrice: i Takenoko-zoku.
Il declino e la fine della Tribù dei germogli di bambù non sono avvenuti dall’oggi al domani, ma sono stati il risultato di un mix perfetto tra evoluzione musicale, cambio generazionale e, infine, una vera e propria mazzata burocratica da parte delle autorità. Il fenomeno si è spento progressivamente attraverso tre fasi principali. Il primo fattore fu il cambio dei gusti musicali: dalla disco si passò al nuovo fenomeno delle live band di strada. I ragazzi non volevano più ballare in cerchio coreografie preimpostate su musica registrata; volevano il rock, gli strumenti dal vivo, le chitarre elettriche e l’energia del nascente movimento Visual Kei o del punk di strada.
I Takenoko-zoku iniziarono così a sembrare “superati” e “vecchi” agli occhi dei nuovi adolescenti.
Il secondo fu l’escalation della tecnologica. Il boom era nato come qualcosa di spontaneo e artigianale. Con il passare degli anni, però, i boombox vennero sostituiti da veri e propri furgoni parcheggiati abusivamente ai lati della strada, dotati di generatori elettrici e mega-altoparlanti per fare a gara a chi sparava la musica più forte. Questo portò a un inquinamento acustico insostenibile e alla perdita di spontaneità, trasformando qualcosa di “puro” in una mera attrazione turistica.
Infine, il colpo di grazia. Negli anni ’90, il governo di Tokyo e le forze di polizia decisero di stringere la cinghia sulla gestione dell’ordine pubblico ad Harajuku. Il caos della domenica, i venditori ambulanti abusivi, il rumore assordante e le lamentele dei residenti spinsero le autorità a prendere provvedimenti drastici: ovvero abolire l’Hokoten, il paradiso dei pedoni, dove i ballerini si ritrovavano per danzare. Senza più uno spazio pubblico gratuito e legalmente protetto dalle auto in cui radunarsi, le ultime tribù rimaste non ebbero più un “palcoscenico”. Molti si ritirarono, mentre i pochissimi irriducibili si spostarono all’interno delle discoteche al chiuso di Shinjuku, dove però il fenomeno perse completamente la sua natura di “spettacolo di strada” antropologico, scomparendo di fatto dal tessuto urbano.
QUI potete leggere il fenomeno delle discoteche di Shinjuku, QUA il “delitto sulla pista da ballo”, QUO il fenomeno del Para Para.
Ora potete continuare a ballare.
Gtvb
Cover: ©Fandom
Immagini: ©Takenoko Boutique – ©Fandom ©Keystone Features via Getty Images






