THE JAPANESE CATACLYSM
Il 21 ottobre 1973 The Sunday Times Magazine metteva in copertina uno studente giapponese.
Titolo? Japan: Present Shock. Il reportage è firmato dal fotoreporter Donald McCullin e dal giornalista Alex Mitchell.
Per comprendere il tono allarmistico di questo pezzo, occorre considerare tre snodi storici fondamentali dell’epoca:
- Da “paese di giocattoli” a gigante globale: Dopo la resa nella Seconda Guerra Mondiale (luglio 1945, definita con la Dichiarazione di Potsdam), gli Alleati puntavano a smantellare l’industria pesante giapponese per ridurla a una democrazia pacifica e innocua. Meno di trent’anni dopo, il Giappone era già diventato la terza potenza economica mondiale, inondando i mercati esteri con automobili, prodotti elettronici e apparecchi fotografici.
- Il “Nixon Shock” del 1971: Nel 1971, il presidente statunitense Richard Nixon applicò misure economiche drastiche (sospensione della convertibilità del dollaro e dazi sulle importazioni) per frenare l’avanzata dei prodotti Made in Japan. Per i media occidentali del 1973, quel boom commerciale veniva letto quasi come una “guerra economica” condotta su scala globale.
- Luci e ombre di una società in fermento: L’articolo e le immagini di McCullin catturano le spaccature di un Paese in bilico tra rigide tradizioni (i matrimoni in abiti d’epoca a Kyoto) e le contraddizioni della modernità: scioperi di massa, la vita notturna sfrenata nei cabaret di Tokyo, la criminalità urbana e i primi fermenti della sottocultura pop.
Invece di proporre la consueta immagine idilliaca o folcloristica del Giappone, questo pezzo del Sunday Times mostra a caldo la paranoia e le tensioni degli anni ’70: il timore dell’Occidente di essere scavalcato ad Est e la spinta travolgente di una nazione in rapida trasformazione.

Ecco la traduzione:
In questo secolo il Giappone è stato per due volte una superpotenza.
La prima volta scatenò una guerra suicida contro gli Stati Uniti e l’intera Asia, dopo essere stato escluso dalle principali potenze dalle risorse e dai mercati mondiali. Le bombe atomiche e quelle incendiarie ridussero il paese a rovine preindustriali e, a Potsdam (dove si tenne la celebre conferenza di pace del 1945 tra USA, URSS e Regno Unito per decidere le sorti delle nazioni sconfitte), i tre “saggi” (i leader alleati Truman, Churchill e Stalin) decisero che il Giappone sarebbe dovuto risorgere solo come una democrazia amante della pace composta da fabbricanti di giocattoli.
Oggi il Giappone vanta l’economia con la crescita più rapida al mondo ed è la terza potenza economica dopo Stati Uniti e URSS. Ma per mantenere in funzione la macchina bellica industriale giapponese, il suo feroce appetito di materie prime deve essere soddisfatto; al contempo, deve continuare a vendere, vendere, vendere.
Questo porta il Giappone a un conflitto inconciliabile con gli Stati Uniti e con i Paesi del Mercato Comune Europeo (l’antenato dell’Unione Europea). L’amministrazione Nixon ha già chiesto misure “drammatiche, drastiche e tempestive” da parte del Giappone per correggere il suo surplus nella bilancia dei pagamenti con gli USA. Se ciò non avverrà volontariamente, le azioni di ritorsione — come quelle già sperimentate con le misure di Nixon nell’agosto del 1971 (il cosiddetto “Nixon Shock”, ovvero l’imposizione di dazi e la fine del sistema di cambio fisso) — verranno intensificate.
Se i produttori giapponesi dovranno rottamare settori dell’industria mantenendo al contempo le forniture di materie prime e costruendo nuovi mercati per altri prodotti, due tendenze diventeranno inevitabili: un’impennata del militarismo in patria e una guerra economica all’estero. Abbiamo riscontrato entrambe le cose sotto la falsa calma apparente.
di Alex Mitchell
Fotografie di Donald McCullin

- Un manifesto della polizia con il ricercato numero uno del Giappone, Kiyoshi Watanabe — una sorta di Lo squartatore di Boston locale — affiancato alla locandina di un film “pinku eiga” disegnata con il tipico realismo esplicito.
- Sotto: Le hostess di strada convincono i passanti ad entrare in un nightclub regalando scatole di fiammiferi. Una volta all’interno, le promozioni gratuite finiscono e si inizia a pagare a caro prezzo.

- In alto a sinistra (Vita notturna): La vita notturna giapponese: il fascino discutibile del vaudeville di infimo ordine nel “cabaret più grande del mondo” a Tokyo, con la presenza anche di kimono topless.
- In alto a destra (Scioperi lavoratori): I lavoratori si vestono spesso con costumi variopinti come questi. Più di sette milioni di persone sono scese in sciopero quest’anno durante il Primo Maggio contro l’aumento dei prezzi.
(Nota di contesto: Negli anni ’70 le proteste sindacali durante la “Spring Offensive” o Shuntō coinvolgevano milioni di lavoratori in risposta all’inflazione). - In basso a sinistra (Baseball): Il baseball, lo sport con pubblico più seguito in Giappone, è un prodotto della presenza militare americana dai tempi della guerra, attraverso la Corea fino al Vietnam.
- In basso a destra (Postini in protesta): Il mito di un Giappone privo di scioperi è ormai logoro. Qui i selezionatori delle Poste, con indosso le fasce per la testa, si radunano a Tokyo per chiedere stipendi più alti.
Gtvb
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