BLOOD ON THE DANCE FLOOR
Se cliccate QUI potete leggere il mio precedente post sulla scena disco degli anni ’80 a Tokyo.
Oggi però voglio scavare più a fondo, in una storia che mi ha ossessionato: quella del Biba, la discoteca pomeridiana di Kabukicho nata, paradossalmente, da una tragedia. Questo locale si trovava dentro l’imponente palazzo Toa Kaikan, precisamente al terzo piano. Al quarto c’era il ‘Grease’, al sesto il ‘B&B’ e al settimo il ‘GB Rabbits’. In pratica, una cattedrale del peccato e del divertimento verticale.

Nei fine settimana, i giovinastri di Tokyo si mettevano in fila già da mezzogiorno. Aspettavano l’apertura come se fosse l’ingresso per il paradiso: qui potevano ballare, bere, fumare, flirtare e, finalmente, sentirsi liberi. Fu un fenomeno di massa che travolse gli studenti delle medie e delle superiori per anni. Per entrare bastava una tessera associativa e un biglietto che oscillava tra i 1.500 e i 2.000 yen per i maschi, mentre le ragazze se la cavavano con mille yen (e con i buoni sconto finivi per entrare con il prezzo di un fumetto).

Era il Paese dei Balocchi: buffet infiniti di patatine fritte, frutta e yakisoba, bibite a fiumi e una selezione musicale che era un fritto misto di hit americane, J-pop, avanguardia elettronica e rock. Poi, partivano le coreografie. Un villaggio vacanze urbano dove tutto era possibile.
Tra i balletti più celebri c’era il “bump”. La mossa base richiedeva il tempismo di un ninja: due ballerini si mettevano fianco a fianco o schiena contro schiena e, a ritmo, facevano scontrare i fianchi o le spalle. Non era un urto casuale, sia chiaro! Doveva essere un colpo secco, come a voler scacciare l’altro dalla pista, ma restando in equilibrio perfetto senza perdere il beat. Era una danza fisica, ‘maschia’, una sfida di testosterone tra pischelli. Io, onestamente, non ho mica capito. 😅
Però, scavando tra vecchi archivi, ho scoperto che tutto derivava da due stili nati negli anni ’70: l’Hustle e l’Old Man. In quest’ultimo, i ballerini imitavano ironicamente i movimenti di un vecchio col bastone per poi darsi la carica. Il contatto fisico era la base di tutto. Qui sotto vi lascio un articolo dell’epoca che spiega passo dopo passo come non fare la figura dei dilettanti in pista.

Le ragazze, più sagge, preferivano lo “step”: movimenti coordinati e aggraziati fatti in gruppo. Loro non avevano bisogno di pavoneggiarsi come gli ometti. Infine, quando nell’aria esplodevano le note di “Can’t Take My Eyes Off You” dei Boys Town Gang, partiva la Jenka, una sorta di trenino collettivo che univa tutta la pista. Il Toa Kaikan per molti sostituiva la scuola e la famiglia: chi si sentiva un “nessuno” tra i banchi o a casa, qui rinasceva come re o regina della festa per un pomeriggio.
Ma dietro i neon e lo yakisoba gratuito, batteva un cuore nero. Prima di diventare il regno degli adolescenti, il Biba era un localaccio malfamato che apriva alle 17:00 e chiudeva alle 2 di notte. Lì dentro ci trovavi di tutto: malavitosi, delinquenti e i famigerati bosozoku, le bande di motociclisti. In mezzo agli scagnozzi della yakuza ballavano orde di ragazzini in fuga da situazioni familiari disastrose, pronti a calarsi dalla finestra di casa pur di sentire il brivido della trasgressione.

A cambiare per sempre il volto di Kabukichō fu il tragico “incidente della discoteca di Shinjuku”.
Era il 6 giugno 1982. Due amiche, Kazumi e Ryoko, studentesse delle medie che avevano lasciato la scuola per mantenersi ballando nei club, trascorsero la notte al locale “One Plus One”. Furono adescate da un ragazzo che le invitò a fare un giro sulla sua auto rossa. Una volta arrivati nella prefettura di Chiba, l’uomo disse: “Dormiamo un po’ in macchina”.
Al risveglio, per Ryoko iniziò l’incubo. Kazumi non c’era più. L’uomo la portò fuori dall’auto e le mostrò il corpo senza vita dell’amica: le erano stati recisi la gola e i tendini d’Achille. Ryoko cercò di fuggire, ma l’assassino tentò di strangolarla con un tubo; la lasciò lì credendola morta, ma lei era solo svenuta.
Il colpevole, un uomo di circa 25 anni con i capelli lunghi e occhiali da sole, non fu mai catturato. Le indagini affogarono in un acquitrino di omissioni e leggende urbane. Si parlò di uno studente universitario ricchissimo, del figlio di un politico o di un alto funzionario di polizia protetto dall’alto. Le descrizioni del killer iniziarono a confondersi: chi lo vedeva con i pantaloni azzurri, chi con la camicia rossa. Perfino l’auto cambiava colore nei racconti. Quel dettaglio atroce dei tendini recisi sembrava uscito dritto dal romanzo “Il boia” di Haruhiko Oyabu, scatenando una tempesta mediatica contro lo scrittore. Il caso cadde definitivamente in prescrizione nel 1997, lasciando un’ombra indelebile sulla città.

L’onda d’urto di quell’orrore portò a riforme drastiche. Nel 1985 entrò in vigore la nuova legge sull’intrattenimento: le discoteche dovevano chiudere obbligatoriamente a mezzanotte. Fu un colpo mortale per la Shinjuku notturna. Ma, come spesso accade in Giappone, fatta la legge fu trovato l’inganno. “Non ci volete far ballare di notte? E noi apriremo il pomeriggio”.
I ragazzi iniziarono a mentire ai genitori: “Vado al cinema con gli amici, torno per cena”, e invece correvano al Toa Kaikan.
Con l’arrivo della grande Bolla, il glamour si spostò gradualmente verso Roppongi, dove però i documenti erano una cosa seria. Chi non poteva permetterselo restava tra i minorenni del Toa Kaikan, sognando la vita dei ricchi adulti mentre la palla specchiata del Biba rallentava i suoi giri, fino a cambiare nome in Zebra.

Oggi, la Japan Anniversary Association ha designato il 22 luglio come “Giornata della Discoteca”. Curioso che sia anche la giornata di One Piece e dei bastoncini di granchio, ma c’è un motivo: il 22 luglio 1978 uscì in Giappone La Febbre del Sabato Sera, contagiando l’intero Sol Levante.
La tragedia delle due ragazze è rimasta impressa nella cultura pop: nel 1983 uscì il film sexy “Scarpette Rosse”, ispirato al delitto, e il leggendario cantante Yutaka Ozaki scrisse la struggente “Dance Hall” in loro memoria.
Gtvb
Immagini: ©Hitoshi Obata / “Back To The 80’s Toa”






