Il primo incontro con il Giappone. Qual è stata la vostra reazione? Ecco la mia, quando non c’erano gli smartphone e i tablet, quando i tassisti si perdevano e i giapponesi compravano mille ciondoli per il cellulare. Correva l'anno 2009. Buona lettura “vintage”.
La mia professoressa d’inglese delle superiori era nota per avere un occhio verde e l’altro metà azzurro e metà marrone. Sembrava un camaleonte. :-P Non era molto portata come insegnante e in più diceva di essere allergica al gessetto. Il genitivo sassone e il present perfect l’abbiamo imparato con i segnali di fumo.
Drag queen, lesbo wrestler, cosplayer senza limiti. Volete di più? Donne appese a piercing estremi che si fanno dondolare sorridendo, master e slave al guinzaglio, cultori della body modification, mistress colorate, amanti dei kigurumi e adoratori del lattice.Volete spingervi oltre? Venite a Department H
Non conoscete Yuzuru Hanyū? Allora non siete dei nippofili certificati. Tranquilli, io prima delle olimpiadi invernali di Pyeongchang pensavo fosse il cameriere dell' All you can eat sotto casa
Sono sposati da 37 anni, amano vestirsi dall’economico Uniqlo, ma anche dal lussuoso Comme des garçons, hanno i capelli bianchi sicuramente curati con un anti-giallo e sono stilosissimi.Il loro punto di forza? Mecciare gli abiti tutti i giorni con un coordinamento perfetto
È finito il periodo dei Sakura, le teste si abbassano e ritornano sui cellulari. Il rosa lascia il posto a tutte le sfumature di verde. Brillante, bandiera, oliva. Gli alberi aspettano l'estate. Tra Giugno e metà Luglio in Giappone si aprono gli ombrelli
«Piango quando parlo. Piango quando guardo le mie fotografie. Ho pianto così tanto che non ho più lacrime. Hanno asciugato tutto. Ora, si puoi vedere che sto sorridendo…è perché mi sento un po ‘meglio. Ma non posso andare a casa a causa delle radiazioni»
Eri la più bella della domenica pomeriggio. L'invidia di chi stava nel privè. Come si gonfiava il mio ego ad ogni tuo bacio. Guardavi la pista da ballo come se fosse un piccolo circo. Eri in piedi e io ti abbracciavo una gamba
Ogni volta che andavo a trovare mia zio c’era il solito rituale. Un abbraccio sulla porta e poi la solita domanda “Indovina cosa ti abbiamo fatto?”. Così correvo velocissimo sulle scale, perché sapevo che in cucina c’era ad aspettarmi la mousse al cioccolato