YUKINORI YANAGI ICARUS
La mostra “Icarus” di Yukinori Yanagi all’Hangar Bicocca non è una di quelle esposizioni che si visitano in ordine, leggendo tutto e annuendo con aria competente. È più simile a un attraversamento. Entri con un’idea vaga e ne esci con parecchie domande, che poi è spesso il modo migliore per incontrare davvero l’arte contemporanea giapponese.

Yanagi lavora da sempre su concetti come confine, nazione, potere e fallimento dei sistemi, e qui lo fa usando lo spazio enorme dell’Hangar come se fosse una mappa mentale. Le sue opere non cercano di decorare l’ambiente, lo occupano. Lo trasformano in un luogo dove ci si sente piccoli, ma mai schiacciati.

Una delle installazioni più emblematiche è quella composta da container industriali. Oggetti che associamo al commercio globale, alla logistica, alla circolazione delle merci, diventano improvvisamente un labirinto percorribile. Dentro non c’è nulla di rassicurante: corridoi stretti, superfici riflettenti, parole incise, luci che disorientano. Il container, simbolo di efficienza e controllo, si trasforma in un luogo ambiguo, dove orientarsi è difficile. Un’immagine piuttosto efficace di come funzionano molti sistemi contemporanei.

In altre opere Yanagi lavora con simboli nazionali, bandiere, colori e forme riconoscibili, ma sempre trattati come qualcosa di instabile. Non c’è mai l’idea di un’identità fissa: tutto sembra destinato a muoversi, a mescolarsi, a perdere definizione. È un approccio che risuona molto con la storia giapponese del Novecento, segnata da confini ridisegnati, alleanze forzate e identità continuamente rinegoziate.

Non manca il riferimento all’immaginario giapponese del dopoguerra, soprattutto quello legato alla paura nucleare e alla tecnologia fuori controllo. Alcune presenze monumentali, quasi minacciose, ricordano quanto la fantascienza in Giappone sia stata spesso un modo per parlare di traumi reali. Yanagi però evita il sensazionalismo: non ci sono esplosioni, ma una tensione costante, come se qualcosa potesse cedere da un momento all’altro.

Il mito di Icaro attraversa tutta la mostra senza mai essere illustrato direttamente. È più una condizione che un racconto: l’idea che l’essere umano, e i sistemi che costruisce, tendano sempre a spingersi oltre, ignorando deliberatamente i limiti. Qui il volo non è eroico, è strutturale. E la caduta non è una punizione, ma una conseguenza.

“Icarus” è una mostra che chiede tempo, attenzione e un certo grado di disponibilità a perdersi. Non offre risposte chiare, ma costruisce immagini potenti che continuano a lavorare anche dopo l’uscita. Un po’ come certe domande tipicamente giapponesi: non pretendono una soluzione immediata, ma restano lì, silenziose e ostinate, finché non sei tu a cambiare punto di vista.

Ed è forse proprio questo il suo punto di forza.
Gtvb
Cover: ©Yanagi Studio Courtesy l’artista e Pirelli Hangar Bicocca Foto di Agostino Osio
Immagini: ©Yanagi Studio Courtesy l’artista e Pirelli Hangar Bicocca Foto di Agostino Osio/GiapponeTVB
Icarus Yukinori Yanagi
27.03 – 27.07.2025
Hangar Bicocca
Via Chiese 2
20126 Milano







