NOBUKO YOSHIYA (Amore e resistenza)
All’inizio del XX secolo, nessuno avrebbe immaginato che una donna apertamente lesbica, autrice di storie d’amore incentrate su intensi legami emotivi tra giovani donne, in una società profondamente patriarcale, sarebbe diventata una delle scrittrici più prolifiche e influenti del Giappone.
Pioniera dello shōjo shōsetsu (narrativa per ragazze), Nobuko Yoshiya (1896–1973) pubblicò i suoi primi racconti ancora adolescente. In meno di vent’anni divenne l’autrice più pagata del Paese, restando tutt’oggi una fonte d’ispirazione fondamentale per il manga shōjo contemporaneo.
Cresciuta in una famiglia conservatrice che la educava al ruolo di “buona moglie e madre saggia”, Nobuko trovò una svolta decisiva durante una conferenza di Nitobe Inazō, (politico, diplomatico, educatore, economista agricolo ed esperantista – immaginate il biglietto da visita 😛 ) che affermò: «Credo che dobbiate essere brave persone prima di diventare brave mogli o madri». Parole che la spinsero a cercare la propria identità come individuo e come creativa, prima ancora che come donna all’interno di uno schema sociale prestabilito.
Nel 1915 si trasferì a Tokyo, abbracciando il movimento delle Modern Girls. Fu tra le prime a sfidare apertamente le convenzioni: capelli corti, abiti androgini, guidava la propria automobile e giocava a golf. La sua opera più celebre, Hana Monogatari (Racconti di fiori), esplorava l’affetto profondo tra donne — studentesse, insegnanti, amiche — con una sensibilità che la critica dell’epoca preferì ignorare, ma che le lettrici amarono visceralmente.

Attraverso racconti come “Rosa gialla”, Nobuko descrisse la bellezza dei legami femminili e la malinconia di vederli spezzati dai matrimoni combinati. Sebbene le sue storie mantenessero spesso un tono platonico, offrivano alle ragazze dell’epoca una speranza rivoluzionaria: l’idea che esistesse un’alternativa al destino imposto, uno spazio in cui il “vero io” e la tenerezza reciproca contassero più delle aspettative sociali.
Uno dei suoi libri più discussi fu La castità di un marito, un romanzo sull’adulterio che racconta un triangolo amoroso tra un marito elettricista, sua moglie e la sua migliore amica. Un testo che, ancora una volta, metteva in crisi l’idea di famiglia tradizionale senza chiedere il permesso a nessuno. (Ho visto film porno iniziare così 😛 )

Nobuko non si limitò alla narrativa: visse apertamente la propria verità. Nel 1923 incontrò Monma Chiyo, insegnante di matematica, che divenne la sua compagna per oltre cinquant’anni. A differenza di molti contemporanei, Nobuko non nascose mai il loro legame. Morì tenendo la mano di Chiyo, lasciando un’eredità di coraggio e un messaggio limpido come cristallo: «Non c’è nulla di vergognoso nell’amare qualcuno o nell’essere amati».
Nel 1957, per sfidare una legge che non riconosceva la loro unione, Nobuko adottò legalmente Chiyo, dichiarando: «La legge non ti riconoscerà come moglie…» e aggiungendo: «Il mio obiettivo è far riformare la legge». Un gesto che non fu solo un atto d’amore, ma una presa di posizione politica contro un sistema incapace di contemplare la loro esistenza.
Ciò che rende Nobuko Yoshiya davvero straordinaria è la sua capacità di attraversare scandali e critiche con una calma disarmante. Nonostante le voci sul suo orientamento sessuale, non arretrò mai di un passo, diventando un simbolo di resilienza. Le sue storie, cariche di emozioni autentiche, continuano a parlare ai lettori di tutto il mondo, ricordando la bellezza e la complessità dell’amore tra donne.
Oggi la sua eredità vive non solo nelle pagine dei suoi libri, ma anche nel cuore di chi rivendica la libertà di amare senza dover chiedere scusa. Nobuko Yoshiya non è una figura del passato: è un faro ancora acceso, puntato dritto sul futuro.
La sua casa di Kamakura è oggi un piccolo museo visitabile su prenotazione. Il sito ufficiale Trip Kamakura, guida turistica ufficiale della città, la descrive così:
“Situato in una tranquilla zona residenziale di Hase, il Museo commemorativo Yoshiya Nobuko è la casa che Yoshiya Nobuko costruì all’età di 66 anni, alla ricerca di un ambiente migliore per scrivere, lontano dal caos e dalla frenesia di Tokyo. L’edificio principale a un piano fu progettato da Yoshida Isohachi, figura di spicco dell’architettura moderna sukiya, e Yoshiya chiese che fosse – come un convento di suore a Nara– Da sempre single, Yoshiya Nobuko visse in questa casa con la sua segretaria, Monma Chiyo, e continuò a scrivere fino alla sua morte».
Single?
QUI il link.

Ecco, tutto torna. Cinquant’anni di vita insieme diventano una “segretaria”. Un amore dichiarato, difeso legalmente, vissuto fino all’ultimo, viene ripiegato con cura dentro una parola comoda, neutra, igienizzata. Come se l’omosessualità fosse un mobile fuori posto da spostare dietro una parete scorrevole.
Non è una semplice dimenticanza: è una rimozione elegante, un’arte tutta giapponese di lucidare la storia finché non riflette solo ciò che fa meno rumore. Ma Nobuko Yoshiya non era silenziosa, non era sola, e soprattutto non era single.
E se oggi la sua casa è un museo, forse il primo oggetto da rimettere in esposizione non è un manoscritto o una tazza da tè, ma la verità. Anche quella che fa ancora paura ai giapponesi.
Gtvb







