TOMONORI TOYOFUKU (Ritorno a Milano)
Alcune mostre non sembrano fatte per essere visitate in fretta. “Tomonori Toyofuku. Ritorno a Milano”, ospitata nell’atelier milanese della designer di gioielli Natsuko Toyofuku, ha più l’aria di un incontro che di un evento.
Si entra in punta di piedi, come quando si visita lo studio di qualcuno che ha lavorato lì a lungo, e si ha subito la sensazione che le opere conoscano bene lo spazio che le circonda.

Tomonori Toyofuku appartiene a quella generazione di artisti giapponesi che, nel dopoguerra, hanno sentito il bisogno di guardare oltre l’arcipelago senza per questo rinnegare le proprie radici. Nato nel sud del Giappone negli anni Venti, si forma inizialmente in un ambiente dove la letteratura, la scultura tradizionale e il pensiero estetico giapponese convivono in modo naturale. Il suo sguardo sulla forma nasce da lì: da un’idea di equilibrio, di attenzione al vuoto, di rispetto per la materia.

Quando arriva in Italia, nei primi anni Sessanta, Toyofuku trova un contesto sorprendentemente affine. Milano non è solo una città industriale in pieno sviluppo, ma anche un luogo di sperimentazione artistica, dove lo spazio, il gesto e la materia diventano terreno di ricerca. Toyofuku decide di restare, di lavorare qui, di costruire un dialogo che nel tempo diventa anche una relazione profonda con il paese.
Le sculture in mostra raccontano bene questo percorso. Sono opere in legno, bronzo e pietra, ma non cercano mai la pesantezza. Anzi, sembrano alleggerirsi attraverso aperture ovali, superfici traforate, ritmi regolari che lasciano passare la luce.
Il vuoto non è un dettaglio secondario: è parte integrante della forma, quasi un materiale invisibile che l’artista modella con la stessa cura del pieno.

Osservandole da vicino, queste sculture non impongono una lettura unica. Invitano piuttosto a muoversi intorno, a cambiare punto di vista, a lasciar lavorare lo sguardo. C’è qualcosa di profondamente giapponese in questo approccio: l’idea che l’opera non debba spiegarsi subito, ma rivelarsi con il tempo.
Il fatto che la mostra si tenga nell’atelier di Natsuko Toyofuku, oggi orafa e designer, aggiunge un livello ulteriore alla visita. Qui la memoria non è mai celebrativa. È viva, quotidiana. Le opere del padre dialogano silenziosamente con il presente, suggerendo una continuità di sensibilità più che una semplice eredità artistica. Anche nei gioielli, come nelle sculture, la materia sembra sempre sul punto di respirare.

Negli anni in cui Toyofuku si stabilisce in Italia, altri artisti giapponesi seguono strade simili, attratti da un’Europa che offre confronto e possibilità di sperimentazione. Ma il suo percorso resta personale, fatto di scelte lente e di una fedeltà costante a un’idea di forma essenziale, mai gridata.

“Ritorno a Milano” è quindi un titolo che funziona su più livelli. È il ritorno di un artista, certo, ma anche quello di un modo di pensare la scultura come presenza silenziosa, come dialogo tra culture, come gesto che attraversa il tempo senza bisogno di alzare la voce.
E forse è proprio questo il senso della mostra: ricordarci che alcune opere non chiedono attenzione immediata, ma compagnia. Basta fermarsi un momento.

Tomonori Toyofuku (Ritorno a Milano)
a cura di Stefano Turina in collaborazione con Natsuko Toyofuku
Corso Como 9 – Milano
Per info: NatsukoToyofuku
Gtvb
Immagini: “Tutti i diritti riservati” ©, 2025 Tomonori Toyofuku 豊福知徳







