ITADAKIMASU (Le storie nascoste nella cucina degli anime)
Signore e signori, otaku e foodie di ogni prefettura, ammettetelo, c’è stato un momento nella vostra vita in cui avreste barattato un rene per l’Okonomiyaki che Marrabbio offriva al gatto Giuliano. Un momento in cui il ramen di Ichiraku sembrava più buono di qualsiasi piatto stellato. Quella fame, amici miei, non era solo fame. Era un richiamo.

Ebbene, a Milano qualcuno ha sentito questo richiamo e ha deciso di trasformarlo in un santuario per le nostre papille gustative frustrate e per i nostri occhi famelici.
Si chiama “Itadakimasu” ed è una mostra che vi farà venire l’acquolina in bocca più di un episodio di Food Wars! – Shokugeki no Soma.

Ma andiamo con ordine. Perché da bravo appassionato di materia nipponica, non mi accontento di guardare. Io voglio capire.
Prendiamo lui, il re indiscusso degli spuntini da anime: l’onigiri. Quella polpetta di riso triangolare, spesso avvolta da un’alga nori come una copertina, non è nata ieri. Pensate che le prime versioni di questo concentrato di carboidrati risalgono a più di duemila anni fa, all’epoca Yayoi! (400-300 a.C. al 250-300 d.C)
I contadini si portavano appresso palline di riso pressato per avere energia durante il lavoro.
Poi, nel periodo Heian (794-1185), le dame di corte scrivevano nei loro diari di questi tonjiki. 屯食, spuntini di riso per i servitori, ovvero l’antenato dell’onigiri.
Ma è con i samurai che l’onigiri diventa una vera e propria razione K ante litteram: facile da trasportare, nutriente e perfetto da mangiare prima di una battaglia.

Quindi, quando vedete un personaggio sbafarsi un onigiri, non sta solo mangiando. Sta evocando secoli di storia, sudore e tradizione. E qui entra in gioco il sensei di questa operazione nostalgia-culinaria: Sam Nazionale.
Se non lo seguite su Instagram, state commettendo un peccato culturale più grave che mettere l’ananas sulla pizza (sì, l’ho detto).
Con il suo progetto @pranzoakonoha, Sam ci ha insegnato per anni che il cibo negli anime non è un dettaglio, ma un protagonista, uno storytelling potentissimo.
È il ramen che simboleggia l’amicizia e la perseveranza in Naruto. Sono i dorayaki che rappresentano il conforto e la dolcezza per Doraemon.
È il bento preparato con cura che urla “ti voglio bene” senza bisogno di parole. Ogni piatto ha un’anima, un’emozione. E chi meglio di Sam poteva orchestrare una sinfonia di emozioni come questa mostra?

Passeggiare per “Itadakimasu” è come fare un rewatch dei nostri momenti preferiti, di viaggi passati o di serate davanti ai film dello Studio Ghibli, ma con il naso all’insù e lo stomaco che brontola. È un’esperienza che ti fa esclamare “Ah, è così” “Questo l’ho mangiato!” e “vabbè io resto qui a vivere” ad ogni angolo.

Insomma, se volete finalmente dare un senso a quella fame questa mostra è il vostro dojo. Andateci, studiate, divertitevi e, mi raccomando, preparate un piano per la cena post-visita. Perché uscirete da lì con una sola, potentissima certezza: avete un disperato bisogno di cibo giapponese. Maddai! 😛
E questa volta, per fortuna, non dovrete limitarvi a sognarlo.
Non voglio spoilerare troppo, ma fra le mie immagini preferite, se non erro, la retro di copertina del vol.4 di Astroboy con la giovanissima Yukari Uehara 上原ゆかり, famosissima negli anni 60 per le pubblicità dei Marble Chocolate.

La scritta “Dio putrido” (il personaggio del film d’animazione Ghibli La città incantata) che noi occidentali interpretiamo sempre come qualcosa di blasfemo.


E una pagina del fumetto di Kiss Me Licia, che mi riporta sempre indietro nel tempo.

Itadakimasu – Le storie nascoste nella Cucina degli Anime
Dal 15 novembre 2025 al 6 aprile 2026
Spazio Varesina 204 – Milano
Per info cliccate QUI
Gtvb

















