YUKO MOHRI Entanglements
Entrare nella mostra di Yuko Mohri all’Hangar Bicocca è un po’ come infilarsi dentro un organismo vivente che ha deciso di studiare fisica, filosofia zen e bricolage urbano nello stesso momento. Non ci sono opere che “stanno ferme”: tutto vibra, gocciola, tintinna, si inceppa e poi riparte, come se l’errore fosse stato invitato ufficialmente all’inaugurazione.

Mohri lavora con oggetti trovati, cavi, calamite, strumenti scientifici, acqua, polvere, suoni e correnti elettriche. Materiali umili, spesso prossimi alla manutenzione o al guasto, che però all’Hangar Bicocca assumono una solennità quasi rituale. È un’estetica del quasi-funzionante, dove ogni installazione sembra chiedere allo spettatore non “che cosa significa?”, ma “quanto a lungo reggerà?”. Spoiler: regge proprio grazie alla sua instabilità.

Da brava artista giapponese, Mohri dialoga con una lunga tradizione che va dal pensiero shintoista, dove anche gli oggetti hanno una loro agency, fino all’eredità post-Fukushima dell’imprevisto come condizione permanente. Ma lo fa senza mai diventare didascalica o tragica. Qui il disastro è miniaturizzato, reso domestico, persino affettuoso. Un secchio che perde acqua diventa una metafora cosmologica, ma resta pur sempre un secchio che perde acqua.

All’interno dello spazio monumentale dell’Hangar, le sue opere non cercano di imporsi con la scala, bensì con l’attenzione. Devi avvicinarti, ascoltare, aspettare. In un’epoca di installazioni che urlano, Mohri sussurra, e lo fa con una precisione quasi scientifica. Ogni suono, ogni movimento è il risultato di un equilibrio fragile, come un esperimento che potrebbe fallire da un momento all’altro. Ed è proprio questo rischio che tiene tutto incredibilmente vivo.
Il risultato è una mostra che sembra parlare di entropia, ecologia, tecnologia e spiritualità, ma sempre con un sorriso laterale. Un po’ laboratorio, un po’ tempio improvvisato, un po’ garage di un genio distratto. Yuko Mohri ci ricorda che il mondo non funziona mai come dovrebbe, e che forse è proprio lì, nel corto circuito, che succede qualcosa di interessante.

Uscendo dall’Hangar Bicocca, viene il sospetto che anche i semafori fuori, i tombini e i cavi della città stiano tramando qualcosa. E onestamente, dopo questa mostra, non si può più escludere.
Gtvb
Yuko Mohri Entanglements
18.09.2025 – 11.01.2026
Hangar Bicocca
Via Chiese 2
20126 Milano
QUI il suo Instagram.
QUI altre info.
Cover: Francesco Margaroli
Qui sotto invece io e Yuko durante la preparazione della mostra Japan_Body_Perform_Live al Pac di Milano.
Quanto ci siamo divertiti. 🙂








