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UNTRACEABLE (Intervista ad Andrea Pompilio)

Il mio amico Marco aveva dimenticato gli occhiali in un negozio a Roppongi Hills.
Erano nuovi, nuovi di zecca. Li aveva comprati quello stesso giorno.
Ma si sa il Giappone distrae e rischi di perderti e di perdere qualcosa per la smania di vedere, toccare e mangiare tutto.
Mentre rassicuravo Marco sul fatto che avrebbe ritrovato gli occhiali – perché i giapponesi sono onesti – ho incrociato un ragazzo che indossava una maglietta bianca con scritto: “Who the fuck is Andrea Pompilio?”.
Circondato da ideogrammi, quella scritta in inglese mi ha colpito e mi è entrata in testa. Così ho continuato a pensare a chi potesse essere quel tizio con un nome tanto particolare. Ci pensavo tornando verso Roppongi, sulle scale mobili, alla cassa mentre il commesso ci consegnava gli occhiali incartati con la scritta oggetto smarrito.
Poi il mio sguardo è stato attratto da una vetrina dietro la quale un’elegante signora in kimono teneva in mano una scarpa da ginnastica. Sulla parete una grande scritta: Onitsuka Tiger X Andrea Pompilio.
Così è il commesso del negozio a rivelarmi l’arcano: “Andrea Pompilio – mi ha risposto sorridendo – è il designer italiano che lavora per il nostro brand”.

“Who the Fuck is Andrea Pompilio?” è lo slogan con il quale si è presentato al Pitti qualche anno fa. E su questo slogan ha poi creato una linea di t-shirt, felpe e bomber. Ha una notevole carica ironica Andrea Pompilio, stilista iconoclasta dal curriculum prestigioso, che dal 2013 disegna per Onitsuka Tiger e che oggi ne è direttore creativo. Gentile, stiloso, preciso. Finalmente lo conosco di persona nel suo showroom di Milano dove mi mostra la collezione del suo brand per la stagione estiva 2020. Qui ha sintetizzato tutta la sua visione estetica, fatta di pattern accostati liberamente, di colori e di abbinamenti inaspettati.

Andrea Pompilio Spring Summer 2020
Una collezione libera come può essere libero un bel momento di vacanza, evocativa nei richiami ai decori (le righe della riviera adriatica, le mattonelle delle piscine e quelle delle macellerie siciliane), fatta di pezzi iconici totalmente reinterpretati (le ciabatte del nonno in preziosi tessuti maschili, il giubbino barracuda ma super over size, i colli in maglia che sembrano fatti ai ferri, gli stivali disegnati per Asics che ricordano quelli usati dai pescatori di salmoni).

Andrea Pompilio Spring Summer 2020

 «Mi piace lavorare con le icone e portarle avanti a modo mio. In particolare in questa collezione che è stata definita untraceable perché impossibile da collegare ad un’unica fonte di ispirazione.» 

Icone come la tuta gialla di Uma Thurman in “Kill Bill” che hai coraggiosamente rivisitato in una versione tutta in pailettes?

«Quella reinterpretazione fu davvero una grande occasione di rilancio per Onitsuka Tiger. Una capo su cui mi piace sempre lavorare per riproporlo con il mio stile.»

Com’è nata la tua collaborazione con Onitsuka Tiger?

«Era il 2013 e volevo disegnare un paio di scarpe da runner.
Cercavo un supporto per gli aspetti più tecnici e la mia rappresentante in Giappone mi ha presentato il Ceo di Onitsuka Tiger: è stato amore a prima vista e abbiamo iniziato subito a collaborare. Prima abbiamo realizzato proprio una scarpa, poi dieci look uomo per il Pitti, poi ancora 40 look uomo e donna e via via fino ad oggi. Con la mega sfilata di ottobre 2018 a Tokyo è stata annunciata la mia nomina alla direzione creativa del brand.»

 Nel processo creativo i giapponesi ti hanno lasciato carta bianca?

«Sì mi hanno dato carta bianca. Abbiamo avuto da subito un atteggiamento di fiducia e reciproco rispetto. Poi la collezione ha avuto molto successo, quindi sono stati molto gentili con me. Forse i giapponesi temono un po’ noi occidentali, ma se riesci a instaurare con loro rapporto di complicità diventa tutto più facile.»

Andrea Pompilio Onitsuka Tiger

 Quali sono i tuoi designer giapponesi preferiti?

«Rei Kawakubo – l’ideatrice di Comme des Garçons – insieme a Prada un icona in tutto il mondo.
Adoro Mistergentleman, conosco personalmente i designer – Takeshi Osumi e Yuichi Yoshii – e ci invitiamo alle rispettive sfilate. Poi ci sono i grandi nomi: Sacai e Kolors. Sono sempre stato attento alle loro produzioni e andavo spesso alle loro sfilate in Giappone anche quando non erano così popolari.
I designer nipponici sono per me una fonte d’ispirazione, ma non metto nulla di loro nelle mie collezioni. I clienti giapponesi non amano chi scopiazza qualcosa legato a loro e del mio stile apprezzano l’interpretazione italiana.»

Ma se potessi fare tuo un accessorio o un abito della tradizionale giapponese, cosa sceglieresti?

«Sicuramente il kimono che reinterpretato in milioni di materiali e situazioni potrebbe essere una roba fighissima.»

Dove troviamo Andrea Pompilio in Giappone?

«Ci sono un sacco di posti che mi piacciono. Sul mio Instagram c’è un video in cui segnalo alcuni posti bellissimi dove mangiare o fare compere: il bar del Trunk Hotel, il ristorante Ryan per la soba, il quartiere Shimokitazawa, Jantiques a Nakameguro il più bel vintage store del mondo.»

Chi è Andrea Pompilio?
Un designer che viaggia velocissimo, come uno Shinkansen.

GiapponeTVB

Andrea Pompilio intervista


Cover: Andrea Pompilio©
Grafica: @Stefanorfeo
Foto: Onitsuka Tiger Global©/ Andrea Pompilio©