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PARLAMI D'AMORE GIAPPONE (Intervista a Davide Fantoni)

Dal 18 al 23 Settembre l'evento Italia, Amore Mio! organizzato dalla Camera di Commercio Italiana a Tokyo (ICCJ) per promuovere il bel paese nel Sol levante raddoppia con un’edizione speciale a Osaka dedicata ai mondiali di Rugby con il nome di Piazza Italia.
L'ICCJ porterà dall'Italia artisti, musicisti e cuochi illustri pronti a sostenere la nostra nazionale.
Se siete in vacanza nel Kansai è d'obbligo la tappa.
Ho intervistato Davide Fantoni, segretario generale della Camera di Commercio Italiana a Tokyo che mi ha raccontato della lunga storia d’amore fra Italia e Giappone.

Italia, Amore Mio!  celebra l’amore fra Italia e Giappone. 
L’edizione di quest’anno – la quarta – era particolarmente romantica: svolta nei giorni del Tanabata, e dedicata a Giulietta e Romeo. Ma i giapponesi sono ancora innamorati dell’Italia?

«I giapponesi sono sempre più innamorati dell’Italia.
Nel dopoguerra erano gli Stati Uniti il punto di riferimento straniero, poi è arrivata l’Europa culturalmente più affine al Giappone con la Francia che per anni ha dettato legge in quanto a stile e food.
L’Italia si fa conoscere poco alla volta a partire dagli anni ottanta, anche in questo caso grazie alla moda, al cibo e al design, ma con un valore aggiunto in più e di fondamentale importanza per i giapponesi: lo stile di vita, la simpatia e soprattutto la libertà di espressione.
L’Italia regala al giapponese l’illusione di poter essere se stessi, sganciati da regole sociali tutt’oggi molto pesanti. Come si può non amare un brand nazionale che ti da tanto?» 

Buona cucina, bel canto, musica, calcio e moda: anche quest’anno a Italia, Amore Mio! erano rappresentate tutte le eccellenze italiane. Ma fra gli ospiti anche la youtuber Sofia Viscardi ed Emiliano Pepe che al piano mescola jazz, R&B, hip hop e soul. I giapponesi si stanno aprendo anche verso gli aspetti più nuovi della cultura italiana?

«Generalmente la promozione dell’Italia all’estero si limita ad assecondare una richiesta di mercato, alimentando l’immagine di un brand-Paese che col passare del tempo rischia di diventare luogo comune, con i limiti che ciò comporta.
È per questo che a Italia, amore mio! assieme all’opera presentiamo l’hip-pop, assieme al calcio la scherma femminile e assieme al tiramisù artisti underground e con una consapevolezza sociale. 
Per rispondere alla tua domanda direi che c’è interesse. Noi confidiamo nella profonda sensibilità dei giapponesi, nella loro innata curiosità nei confronti dell’altro e nella loro tendenza alla fidelizzazione.»


Un personaggio italiano che vorresti avere a Italia, Amore mio!.

«
Più che personaggi di fama mediatica, stiamo cercando di portare a Tokyo “persone” che abbiano storie da raccontare e valori da condividere. La verità è che porterei interi paesi italiani, quelli in cui ognuno ha un soprannome assurdo, in cui gli anziani se la litigano di brutto fino alle due del mattino al tavolo della briscola e la domenica nel corso nascono mille storie di amore.»  

 
Hai partecipato al Festival dell’amore a Milano. Sembra che l’amore sia un tema su cui lavori molto. Ma quali sono le principali differenze nell’approccio all’amore fra Italia e Giappone?

«Si, in tutte le sue forme e sfumature a partire da quello verso se stessi, l’amore è imprescindibile.
Se i giapponesi e gli italiani amano in maniera diversa? La passionalità italiana è molto più evidente, quella giapponese più strutturata e intima, ma in realtà non credo che l’amore sia vincolato da genere, nazionalità o altri fattori esterni.» 

 
E a proposito d’amore: qual è il luogo che più ami a Tokyo?

«Di Tokyo amo i vicoli impossibili, rugginosi e romantici.» 

Italia, amore mio!


Se si pensa alla Camera di Commercio ci si immagina un luogo noioso. 
Invece voi avete un approccio creativo e un ambiente molto giovane. Quali sono gli altri eventi che curate durante l’anno?

«Effettivamente il nome è un po’ fuorviante.
Le Camere di Commercio Italiane all’estero, diversamente da quelle italiane, sono associazioni private locali, nel nostro caso quindi di natura giuridica giapponese e fungono come agenzie di servizi alle aziende locali associate e a quelle italiane che vogliono intraprendere un percorso commerciale con quel mercato.
Negli anni ICCJ ha affinato una serie di expertise soprattutto di marketing e promozione che in alcuni casi hanno dato luogo a brand-events, come Italia, amore mio!
Sono circa 150 le iniziative annuali che organizziamo tra servizi custom-made di B2B, workshops, seminari ed eventi.
Ad esempio da sette anni organizziamo JOOP (Japan Olive Oil Prize) un concorso internazionale per oli di oliva di qualità, da dieci un concorso nazionale di cucina italiana, da quattro un'iniziativa per premiare start-up innovative e poi collaboriamo assiduamente con altre Camere su progetti internazionali. Tutto questo grazie al lavoro di dodici fantastiche persone con un'età media di 35 anni e tantissima voglia di fare.» 

Capita spesso di sentire “Mi piacerebbe vendere i miei prodotti in Giappone”. È davvero complesso il rapporto commerciale fra Italia e Giappone?

«Per rimanere in tema è complessa la fase dell’innamoramento tra il produttore italiano -poco paziente per natura, con scarsa conoscenza del mercato al quale si sta rivolgendo e con limitati mezzi di marketing- e il partner giapponese -diffidente per natura, con una forte necessità di personalizzare il prodotto ed estremamente esigente.
Questa fase può durare anche due, tre anni dopo di che però se il pretendente italiano ha saputo aspettare, arriva un lungo matrimonio privo di colpi di scena. Inoltre da Febbraio di quest’anno grazie all’entrata in vigore dell’accordo di partenariato UE-Giappone molte delle barriere che limitavano o gravavano l’import con dazi sui prodotti italiani sono state o saranno abbattute gradualmente entro i prossimi 15 anni. Direi quindi che è un buon momento, ma mi raccomando alla dose extra di pazienza.» 


Italia, amore mio!
E a chi invece volesse importare dal Giappone qualcosa di sconosciuto, su cosa consiglieresti di puntare?

«Da questo punto di vista il Giappone ha moltissimo da offrire. Più che sulla tecnologia io punterei sulla produzione artigianale giapponese dal F&B, al tessile al design. C'è un universo di bellezza ancora in gran parte inesplorato.»


Ora puoi dirmelo. Cosa ti manca dell’Italia? Però che non sia il cibo. 

«La spontaneità e l’ironia. E a volte anche qualcuno che ti suona il campanello all’improvviso e ti chiede di fargli un caffè.» 


GiapponeTVB