{"id":246,"date":"2019-06-15T22:28:34","date_gmt":"2019-06-15T22:28:34","guid":{"rendered":"https:\/\/giapponetvb.com\/?p=246"},"modified":"2025-12-20T00:16:40","modified_gmt":"2025-12-20T00:16:40","slug":"kimono-a-parte-intervista-ad-antonio-mancinelli-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giapponetvb.com\/index.php\/2019\/06\/15\/kimono-a-parte-intervista-ad-antonio-mancinelli-1\/","title":{"rendered":"KIMONO A PARTE (Intervista ad Antonio Mancinelli)"},"content":{"rendered":"<p>Dal 15 al 18 giugno a Milano sfila la moda maschile e scopriremo come vestirci nell&#8217;estate 2020.<br \/>\nCos\u00ec ho invitato a cena <strong>Antonio Mancinelli<\/strong> \u2013 caporedattore di <em>Marie Claire<\/em>, scrittore e insegnante, profondo conoscitore del mondo del fashion, della sua storia e degli aspetti culturali \u2013 per scoprire le differenze fra la moda giapponese e quella occidentale.<br \/>\nAntonio \u00e8 un uomo di grande stile, impeccabile anche per un&#8217;occasione informale. Ha un eloquio coinvolgente e appassionato, colto senza essere erudito, denso di contenuti ma leggero nella forma, abbiamo fatto una lunga chiacchierata annaffiata da acqua gasata <em>S. Pellegrino<\/em>, una delle pi\u00f9 vendute in Giappone.<br \/>\nBuona lettura.<\/p>\n<p><em>Nella moda in passerella per la prossima estate possiamo ritrovare echi dall\u2019Oriente? <\/em><\/p>\n<p>\u00abSecondo me in tutta la moda contemporanea, non solo in quella che sfila in questi giorni, si ritrovano profonde influenze orientali. Ma devo dire anche viceversa: esiste una sorta di osmosi fra la moda giapponese contemporanea e la moda occidentale che non passa dalla riproduzione anastatica dei modelli quanto piuttosto dalla reciproca contaminazione delle modalit\u00e0 di approccio.<br \/>\nPensiamo ad esempio a <strong>Giorgio Armani<\/strong>, il pi\u00f9 grande stilista italiano, che ha fondato la sua estetica su un immaginario molto giapponese: la sua moda \u00e8 funzionale, semplice, estremamente raffinata, se vuoi anche minimale, con una scelta di colori sempre pacati, che richiamano la natura.<br \/>\nOppure a <strong>Valentino<\/strong> che da sempre prende dal Giappone la parte pi\u00f9 cromatica: il <em>rosso<\/em> <em>Valentino<\/em> altro non \u00e8 che il rosso lacca.<br \/>\n<strong>Pier Paolo Piccioli<\/strong>, attuale direttore creativo della Maison Valentino, per l\u2019ultima sfilata fatta a Tokyo, la pre-fall 2019, ha collaborato con <strong>Undercover<\/strong>, <strong>Yohji Yamamoto<\/strong> e <strong>Doublet<\/strong>. Una sfilata made in Japan.<br \/>\nPer quanto riguarda invece l\u2019influenza occidentale sull\u2019Oriente penso a <strong>Issey Miyake<\/strong>, fra i primi a guardare all\u2019Italia per la ricerca dei tessuti.<br \/>\nNei primi anni Ottanta, mentre <strong>Miyake<\/strong>, <strong>Yohji Yamamoto<\/strong>, <strong>Rei Kawakubo<\/strong> (<strong>Comme des Gar\u00e7on<\/strong>) sconvolgevano le passerelle europee con un\u2019estetica completamente diversa in relazione al corpo, alla taglia, alla forma e alla funzione, i primi a recepire l\u2019importanza dei nostri marchi e ad iniziarne l\u2019importazione furono proprio i giapponesi.\u00bb<\/p>\n<p><em>Quali sono le principali caratteristiche che distinguono l\u2019approccio orientale alla moda?<\/em><\/p>\n<p>\u00abIl concetto, per esempio, del rapporto con il corpo. In Giappone non c\u2019\u00e8 la dittatura della taglia: esistono solo quattro misure indicate con numeri dall\u20191 al 4. Per\u00f2 poi l\u2019abbigliamento risulta estremamente elegante, senza costringere a un particolare tipo di fisicit\u00e0. Trovo questo molto affascinante.<br \/>\nAltro esempio \u00e8 il concetto di forma e funzione per cui se sul vestito c\u2019\u00e8 qualcosa \u00e8 perch\u00e9 serve e non \u00e8 solo per decoro.<br \/>\nIn <strong>Giappone<\/strong> poi, tradizione e modernit\u00e0 convivono senza contraddizione. In metropolitana puoi vedere una accanto all\u2019altra la signora con il <strong>kimono<\/strong> tradizionale e la ragazzina punk.<br \/>\nE, paradossalmente, tutte e due appaiono bellissime, elegantissime e contemporanee anche a noi occidentali che usualmente le percepiremmo come molto lontane.<br \/>\nCredo che questi aspetti del rapporto giapponese ai vestiti ci abbiano insegnato molto.\u00bb<\/p>\n<p><em>Fra i brand italiani di oggi quale a tuo parere \u00e8 pi\u00f9 vicino alla sensibilit\u00e0 e al gusto giapponese?<\/em><\/p>\n<p>\u00abPenso a <strong>MSGM<\/strong>, che nelle ultime collezioni ha usato colori molto forti, stampe di fumetti e cartoni animati iconici per look che ricordano le ragazze di <strong>Harajuku<\/strong>. Oppure c\u2019\u00e8 questo nuovo marchio <strong>M1992<\/strong> di <strong>Dorian StefanoTarantini<\/strong>.<br \/>\nUn altro marchio che usa gli stilemi giapponesi in maniera coltamente ironica \u00e8 <strong>Gucci<\/strong>.<br \/>\n<strong>Alessandro Michele<\/strong> mette il kimono sui jeans strappati, per\u00f2 lo lascia nella sua originalit\u00e0. Una rivisitazione creativa che restituisce un simbolo della cultura giapponese senza modificarlo. Di <strong>Gucci<\/strong> piacciono molto anche T-shirt e felpe che non scoprono troppo il corpo: in Giappone non funziona un discorso troppo sexy e della nostra moda amano quella pi\u00f9 romantica, pi\u00f9 semplice o quella pi\u00f9 ironica.<br \/>\nAllargando gli orizzonti fuori dai confini italiani, penso a <strong>Paul Smith<\/strong>, in Giappone una specie di rockstar. Ai giapponesi piacciono molto le sue righe colorate, divertenti, molto lievi.\u00bb<\/p>\n<p><em>Quali sono gli stilisti giapponesi che sono riusciti a imporre il loro stile sul mercato occidentale?<\/em><\/p>\n<p>\u00abCi sono state varie epoche, varie ere addirittura. <strong>Kenzo<\/strong> fu bravissimo. Inizi\u00f2 a lavorare a Parigi negli <strong>anni Settanta<\/strong> e a portare l\u2019abbigliamento tradizionale giapponese in un contesto assolutamente europeo. Di lui si diceva fosse il pi\u00f9 parigino degli stilisti giapponesi e il pi\u00f9 giapponese degli stilisti parigini.<br \/>\nNegli <strong>anni Ottanta<\/strong> ci fu il boom del famoso look post atomico: <strong>Rei Kawakubo<\/strong> di <strong>Comme des Gar\u00e7ons<\/strong>, <strong>Issey Miyake<\/strong> e <strong>Yohji Yamamoto<\/strong> promuovevano un\u2019estetica del tutto contraria alla proposta degli stilisti occidentali. Mentre a Milano sfilava <strong>Versace<\/strong> con tutte queste biondone truccate, <strong>Rei Kawakubo<\/strong> portava in passerella modelle senza trucco o che addirittura sembrava fossero state prese a pugni. Ci furono collezioni in cui non si capiva dove iniziava e finiva un vestito. Abiti che ricordavano enormi sacchi con vari buchi dove poter infilare la testa a seconda della propria interpretazione. Negli anni di Regan e di una moda fatta per donne potenti, fu un vero uno shock.<br \/>\nNei primi <strong>anni Novanta<\/strong> ci fu una leggendaria sfilata nella quale <strong>Rei Kawakubo<\/strong> deform\u00f2 con imbottiture il corpo delle modelle che sembrava avessero tre natiche, quattro seni. Una collezione che metteva in discussione lo stesso concetto di sensualit\u00e0 e la percezione del corpo femminile. In una delle sue rare interviste <strong>Rei Kawakubo<\/strong> mi disse: <em>\u201cHo iniziato a fare moda come forma di psicanalisi, perch\u00e9 sono nata nel periodo pi\u00f9 buio del Giappone: quello post bomba atomica\u201d<\/em>. Io ho avuto la fortuna di intervistarli tutti e tre e come Rei, anche Miyake e Yamamoto hanno trasferito nei loro vestiti il dolore e la sofferenza vissuti come conseguenze della guerra.<br \/>\nUn\u2019estetica del disturbo alla quale, ad esempio, <strong>Prada<\/strong> deve molto.<br \/>\nUn\u2019altra cosa che dobbiamo a loro \u00e8 l\u2019uso del nero, imposto non per azzerare quanto come un colore legato alla ripartenza.\u00bb<\/p>\n<p><em>Quali sono gli stilisti giapponesi che secondo te sono da tenere d\u2019occhio?<\/em><\/p>\n<p>\u00abIo sono un feticista dei nuovi marchi giapponesi. Da un lato ci sono quelli che cercano di mandare avanti le antiche tradizioni tessili. Mi viene in mente <span style=\"color: #ff0000;\"><a style=\"color: #ff0000;\" href=\"https:\/\/www.bluebluejapan.com\/collection\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Blue Blue Japan<\/strong><\/a><\/span> che grazie a internet \u00e8 riuscito a farsi conoscere su larga scala. Non molti sanno che il Giappone \u00e8 la patria del denim. L\u00ec puoi trovare il miglior jeans in circolazione. E Blue Blue Japan utilizza antiche lavorazioni giapponesi su abiti prettamente occidentali: per esempio la tecnica <em>boro<\/em> \u2013 una forma di rammendo artistico che ricorda un po\u2019 la tecnica <em>kintsugi<\/em> della ceramica \u2013 su blazer e giacche.<br \/>\nDall\u2019altra parte ci sono marchi profondamente contaminati dall\u2019Occidente. Segnalo <span style=\"color: #ff0000;\"><a style=\"color: #ff0000;\" href=\"http:\/\/www.needles.jp\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Needles<\/strong><\/a><\/span> che lavora sul concetto di decostruire l\u2019americanit\u00e0. Uno dei pezzi pi\u00f9 venduti \u00e8 la classica camicia a scacchi da boscaiolo fatta con strisce di altre camicie tagliate e poi rimontate. Un risultato bellissimo.<br \/>\nMi piace tantissimo anche <span style=\"color: #ff0000;\"><a style=\"color: #ff0000;\" href=\"http:\/\/www.sacai.jp\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Sacai<\/strong><\/a><\/span>, sofisticato brand disegnato da <strong>Chitose Abe<\/strong>, una stilista bravissima nella ricostruzione\/decostruzione dell\u2019abbigliamento americano.<br \/>\nDietro a questo concetto ci puoi vedere una presa di coscienza della colonizzazione americana post seconda guerra mondiale.<br \/>\nPoi ci sono <span style=\"color: #ff0000;\"><a style=\"color: #ff0000;\" href=\"https:\/\/www.kapital.jp\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Kapital<\/strong><\/a><\/span> e <span style=\"color: #ff0000;\"><a style=\"color: #ff0000;\" href=\"http:\/\/kolor.jp\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Kolor<\/strong><\/a><\/span>, molto ricercati. Nel loro classico abbigliamento maschile c\u2019\u00e8 sempre qualcosa che non quadra: ad esempio ho un abito di Kolor, blu, ma tutto di maglia, che scombussola il sistema con risultati interessanti.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un enorme ricerca e secondo me anche un aspetto psicologico, un tentativo di fare i conti con un Occidente che amano e temono.<br \/>\nDetto questo a me piace tantissimo e vesto <strong>Issey Miyake<\/strong>. I suoi vestiti plissettati si mettono via torcendoli. L\u2019idea \u00e8 che si possa partire per un viaggio anche con una borsa piccola senza preoccuparsi che il vestito si sgualcir\u00e0. La trovo un\u2019intuizione geniale nata da un concetto di comodit\u00e0 e mancanza di spazio.<br \/>\nSe si va oltre l\u2019abito, penso a fenomeni come <strong>Muji <\/strong>che crea oggetti, vestiti e accessori migliori per qualit\u00e0 rispetto ai grandi marchi di fast fashion e capaci di resistere al tempo e alla moda.\u00bb<\/p>\n<p><em>A Milano sta per arrivare anche Uniqlo. Diciamo finalmente?<\/em><\/p>\n<p>\u00ab<strong>Uniqlo<\/strong> \u00e8 gi\u00e0 un fenomeno a Londra e a Parigi. Deve il suo successo alla proposta di capi che non c\u2019erano: vedi ad esempio i piumini super leggeri e sottilissimi da mettere sotto la giacca. Certamente avr\u00e0 successo anche qui in Italia.<br \/>\nCon Uniqlo si pu\u00f2 essere comunque eleganti senza copiare il lusso, come invece fanno molti altri marchi fast fashion occidentali.\u00bb<\/p>\n<p><em>Per molti anni la moda di Tokyo \u00e8 stata identificata con lo street style. Penso alle ragazze kawaii di Harajuku, alle gothic lolita, ai decora boys. Fenomeni che stanno scomparendo.<br \/>\nW. David Marx nel suo libro \u201cAmetora: <\/em><em>How Japan Saved American Style\u201d, sostiene che la causa sia nella massificazione del gusto promossa proprio dai grandi brand come Uniqlo.<\/em><\/p>\n<p>\u00abSono d\u2019accordo con <strong>David Marx<\/strong>, ma senza moralismi. La moda \u00e8 sempre stata vampira, si \u00e8 sempre nutrita di subculture, dai mods ai punk, dagli zazou del secondo dopoguerra al fenomeno beat.<br \/>\nUn tempo era la moda a dettare legge, poi \u00e8 stata la strada a indicare le tendenze. Cos\u00ec il sistema si \u00e8 appropriato dello stile delle sottoculture \u2013 tutte, da quella gay al clubbing \u2013 riproponendone, depauperati e digeriti, gli stilemi. E di fatto, spazzandole via.<br \/>\nIn pi\u00f9 in un momento in cui il mercato offre capi carini a prezzi accessibili e con una produzione folle che cambia ogni tre settimane, \u00e8 difficile la nascita di nuove controculture caratterizzate da uno stile originale.<br \/>\nL\u2019unica maniera oggi per essere un po\u2019 contro il sistema \u00e8 vestirsi basic: t shirt bianca, jeans e trench a cui aggiungere solo un accessorio particolare.<br \/>\nCredo che i giovani oggi stiano andando verso un consumo pi\u00f9 semplice e di buona qualit\u00e0 e che cerchino magari marchi che non sfruttino o inquinino.<br \/>\nIo comunque spero sempre che le nuove generazioni trovino un modo nuovo per esprimere un proprio linguaggio.\u00bb<\/p>\n<p><em>Molti grandi marchi di abbigliamento e scarpe producono linee esclusive per il mercato orientale. Nonostante la globalizzazione del gusto sembra che rimangano spiragli di originalit\u00e0. Che ne pensi?<\/em><\/p>\n<p>\u00abInnanzitutto c\u2019\u00e8 una ragione somatica. Donne e uomini orientali hanno forme diverse dagli occidentali: le donne, ad esempio, hanno meno seno e in generale l\u2019altezza media \u00e8 inferiore. Serve quindi una modellistica diversa per creare un abbigliamento che si adatti ai loro corpi.<br \/>\nE poi c\u2019\u00e8 un aspetto culturale. I vestiti pensati per le donne giapponesi sono pi\u00f9 casti rispetto a quelli occidentali, tendono pi\u00f9 a suggerire che a svelare. Il nostro immaginario di veline e bellone scosciate in <strong>Giappone<\/strong> \u00e8 ritenuto volgare.<br \/>\nAnche il mercato dei profumi \u00e8 diverso. In Giappone l\u2019idea di profumarsi era impensabile perch\u00e9 significava che puzzavi. Le cose oggi sono un po\u2019 cambiate ma le profumazioni pensate per loro lasciano appena una vaga traccia che scompare dopo pochissimo tempo.\u00bb<\/p>\n<p><em>Magari l\u2019hanno pensato cos\u00ec evanescente per durare giusto il tempo del tragitto casa-lavoro.<\/em><\/p>\n<p>\u00abPu\u00f2 darsi. Certo per\u00f2 posso dirti che sulla metro a <strong>Tokyo<\/strong> non ho mai sentito odori repellenti, come invece puoi sentire qui a Milano.\u00bb<\/p>\n<p><em>Mi sembra che i designer giapponesi sappiano conservare e attualizzare alcuni dei capi della loro tradizione. Penso alle giacche kimono e alle tabi shoes.<br \/>\nIn Italia trovo che Marras e D&amp;G abbiano lo stesso occhio verso il passato. Confermi questa mia impressione?<\/em><\/p>\n<p>\u00abCerto. <strong>Dolce &amp; Gabbana<\/strong> vive su un mito di una Sicilia che forse non \u00e8 mai esistita, <strong>Marras<\/strong> ad ogni sfilata apre un capitolo nuovo del suo rapporto con la Sardegna. Ma penso anche a <strong>Ferr\u00e8<\/strong>, di cui sono stato grande amico, molto legato alla storia dell\u2019architettura e dell\u2019arte barocca italiana.\u00bb<\/p>\n<p><em>Ma tu cosa pensi delle tabi con il tacco di Maison Margiela: bellissime o azzardo di cattivo gusto?<\/em><\/p>\n<p>\u00abSono dell\u2019idea che siamo a un momento della nostra civilt\u00e0 dove non esiste un concetto di buono o cattivo gusto. So che tu vorresti che io dicessi che sono brutte\u00bb<\/p>\n<p><em>No, assolutamente! Io ne ho 4 paia. Ma non sono di Margiela, le ho comprate nel negozio dei muratori.<br \/>\n<\/em><br \/>\n\u00abCon il tacco?\u00bb<\/p>\n<p><em>Ma no!!!<\/em><\/p>\n<p>\u00abIo comunque le trovo scarpe molto intelligenti. Ammetto che la prima volta che le ho viste mi ricordavano la zampa di un suino o lo zoccolo di un cavallo. Eppure <strong>Margiela<\/strong> \u00e8 stato bravissimo, forse uno dei pi\u00f9 grandi geni del XX secolo. Con quel tipo di calzatura tradizionale ha segnato una forte rottura. Lo stesso vale con o i kimono e gli yukata rifatti in plastica. Creava disagio pescando dalla tradizione. In questa direzione, <strong>John Galliano<\/strong> \u2013 attuale stilista della Maison \u2013 sta usando antichi tessuti giapponesi per la collezione uomo. Per fare \u201cpettegolezzo\u201d, Mamhood all\u2019Eurovision indossava una di queste camicie.\u00bb<\/p>\n<p><em>Nicola Formichetti \u00e8 uno stilista italo giapponese. Pensi che il suo stile sia una buona sintesi fra le sue due anime?<\/em><\/p>\n<p>\u00abAssolutamente s\u00ec. In Giappone si \u00e8 costantemente esposti a una competenza di opposti: da un lato raffinatezza assoluta, spirito zen, massima espressivit\u00e0 con il minimo della materia; dall\u2019altro lato manga, programmi televisivi assurdi, colori chiassosi.<br \/>\nAnche se \u00e8 di formazione pi\u00f9 anglosassone, <strong>Nicola Formichetti<\/strong> ha saputo fondere queste due anime.<br \/>\nHa costruito il personaggio di Lady Gaga lavorando sul concetto di eleganza occidentale, ma con un effetto di stupore tra il disturbante e il divertente. Vedi ad esempio il vestito di bistecche.<br \/>\nLa sua casa sembra la riproduzione di un cartone animato lisergico giapponese, dove ci sono pupazzi per\u00f2 in sottofondo c\u2019\u00e8 Mozart, in un grande mix di cultura alta, popolare e d\u2019elite.<br \/>\nDa un\u2019immagine fumettistica, eccessiva e trasgressiva \u00e8 passato al creare \u2013 in collaborazione con Diesel \u2013 una linea <em>genderless<\/em>, di jeans in tela morbidissima che ha fatto indossare al corpo di ballo di New York. Ha saputo coniugare il gusto italiano per la bellezza, forte e a volte eccessiva, con l\u2019approccio giapponese che unisce forma e funzione\u00bb.<\/p>\n<p><em>Dove trovo Mancinelli in Giappone?<br \/>\n<\/em><strong><em><br \/>\n<\/em><\/strong>\u00abSicuramente a <strong>Omotesando<\/strong> e <strong>Shibuya<\/strong>. Se vuoi un posto specifico: il Museo <span style=\"color: #ff0000;\"><a style=\"color: #ff0000;\" href=\"http:\/\/www.2121designsight.jp\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">21_21 Design Sight<\/a><\/span> di Issey Miyake\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gtvb<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3075\" src=\"https:\/\/giapponetvb.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Antonio-Mancinelli-2-300x234.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"546\" srcset=\"https:\/\/giapponetvb.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Antonio-Mancinelli-2-300x234.jpg 300w, https:\/\/giapponetvb.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Antonio-Mancinelli-2-768x599.jpg 768w, https:\/\/giapponetvb.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Antonio-Mancinelli-2.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 15 al 18 giugno a Milano sfila la moda maschile e scopriremo come vestirci nell&#8217;estate 2020. 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