PARA PARA パラパラ (e l’Eurobeat)
Oggi entriamo in un mondo fatto di luci stroboscopiche, ritmi martellanti e mani che si muovono all’unisono: parliamo della Para Para e di quello strano legame che unisce le discoteche di Tokyo ai produttori musicali italiani. Se pensate che la Para Para sia solo un ballo per ragazze stravaganti di Shibuya, preparatevi a ricredervi, perché la storia è molto più profonda e parte da lontano.
Partiamo dalle basi: cos’è l’Eurobeat?
È un genere di musica dance elettronica nato in Italia a metà anni ’80 come evoluzione dell’Italo disco e dell’Hi-NRG. È caratterizzato da ritmi veloci, linee di basso sintetizzate e melodie super accattivanti. Spesso supera i 150 BPM e fin qui più o meno ci siamo, anche se ammetto che i BPM (battiti per minuto) non so bene cosa siano, ma immagino indichino quanta caffeina ci sia nel ritmo! 😛
I nostri produttori, come Giancarlo Pasquini (alias Dave Rodgers) o Alessandra Gatti (in arte Domino), stavano creando, quasi senza saperlo, la colonna sonora di un’intera nazione dall’altra parte del mondo.

Oggi entriamo in un mondo fatto di luci stroboscopiche, ritmi martellanti e mani che si muovono all’unisono: parliamo della Para Para e di quello strano legame che unisce le discoteche di Tokyo ai produttori musicali italiani. Se pensate che la Para Para sia solo un ballo per ragazze stravaganti di Shibuya, preparatevi a ricredervi, perché la storia è molto più profonda e parte da lontano.
Partiamo dalle basi: cos’è l’Eurobeat?
È un genere di musica dance elettronica nato in Italia a metà anni ’80 come evoluzione dell’Italo disco e dell’Hi-NRG. È caratterizzato da ritmi veloci, linee di basso sintetizzate e melodie super accattivanti. Spesso supera i 150 BPM e fin qui più o meno ci siamo, anche se ammetto che i BPM (battiti per minuto) non so bene cosa siano, ma immagino indichino quanta caffeina ci sia nel ritmo! 😛
I nostri produttori, come Giancarlo Pasquini (alias Dave Rodgers) o Alessandra Mirka Gatti (in arte Domino), stavano creando, quasi senza saperlo, la colonna sonora di un’intera nazione dall’altra parte del mondo.

E così, mentre da noi diventava un po’ “da sfigati” fare i balletti coordinati, i nipponici ne facevano una ragione di vita!
Molti fanno confusione e associano la Para Para al Juliana’s Tokyo, (QUI la storia di questa discoteca) ma attenzione: il Juliana’s era la discoteca simbolo dei primi anni 90, quella delle ragazze in body aderenti che ballavano sulle pedane agitando ventagli piumati, ma lì la musica era Techno e House, non Eurobeat.
La Para Para è una cultura a sé stante con radici ancora più vecchie. Pensate che tutto sarebbe nato negli anni 80 alla Tsubaki House, dove alcuni studenti universitari iniziarono a ballare in pista ripetendo i movimenti della ginnastica imparata a scuola. Da lì, i kurofuku (ovvero il personale in abito nero delle discoteche di lusso come il leggendario Maharaja di Azabu-Juban) iniziarono a creare coreografie sempre più complesse per intrattenere i clienti. In pratica, i buttafuori e i barman sono stati i veri primi maestri di ballo dell’epoca!
Il momento di massimo splendore arriva però con la Bubble Era, quell’epoca di ricchezza incredibile in cui il Giappone sembrava poter comprare il mondo intero.
In quegli anni nasce la figura dei Takenoko-zoku: i ragazzi che ballavano per strada ad Harajuku con abiti coloratissimi e stereo a palla, antenati spirituali di tutto ciò che sarebbe venuto dopo.

Ma il vero “botto” avviene tra la fine degli anni 90 e i primi 2000. È l’epoca delle Gyaru, le ragazze alla moda di Shibuya, e in particolare delle Ganguro. Se vi state chiedendo chi fossero, immaginate ragazze con un’abbronzatura scurissima e artificiale, capelli ossigenati e trucco bianco acceso intorno agli occhi. Per loro la Para Para era un modo di vivere, un segno di appartenenza a un circolo, ovvero un gruppo di amici con cui allenarsi nei parchi o davanti alle vetrine dei negozi dopo la scuola.
In questo periodo la Para Para diventa un fenomeno sociale totale grazie a tre spinte micidiali.
La prima fu Namie Amuro, regina del pop giapponese, che con la sua “Try Me” (prodotta proprio dal nostro Dave Rodgers) ha sdoganato l’Eurobeat nelle classifiche.
Poi arrivò la TV.
Takuya Kimura, l’idolo della boy band SMAP, apparve nello show SMAP×SMAP nei panni di Bucley Kimura.
Bucley era il suo alter ego comico: un personaggio bizzarro che ballava la Para Para con una serietà esilarante in contesti assurdi. Grazie a lui e alle sue gag su Night of Fire, il ballo uscì dalle discoteche per diventare una mania nazionale in tutto il Giappone!
Infine il marketing.
La Avex, famosa casa discografica, ha standardizzato tutto pubblicando VHS e DVD didattici come “Para Para Kyoten”, permettendo a chiunque di imparare i passi in salotto. Perfino Topolino e Minnie hanno iniziato a ballare la Para Para a Tokyo Disneyland sulle note della “Mickey Mouse March”, che Domino aveva lanciato nella sua versione Eurobeat!

Ma perché questo ballo piace così tanto ai giapponesi?
C’è una spiegazione culturale profonda. La Para Para somiglia molto al Bon Odori, la danza tradizionale dei festival estivi dove tutti fanno gli stessi passi in cerchio. C’è un senso di sicurezza psicologica nel sapere che non puoi sbagliare se segui gli altri, e c’è quella gioia tipicamente nipponica nel sentirsi parte di un gruppo che si muove come un unico organismo. Non è una sfida a chi balla meglio, ma a chi è più sincronizzato.
Negli anni sono nati anche dei derivati come la Techpara (sulla techno), la Trapara (sulla trance), fino ad arrivare alla Anipara, dove le sigle degli anime vengono remixate in stile Eurobeat per la gioia degli otaku.
Oggi, grazie a TikTok e YouTube, stiamo assistendo a una sorta di “quarta ondata”. I video di ragazzi che ballano coreografie storiche vestiti come i personaggi di Demon Slayer sono diventati virali, dimostrando che questo legame tra i sintetizzatori italiani e il cuore del Giappone non si spezzerà mai.
Che siate dei nostalgici dell’era Showa o dei curiosi dell’ultima ora, la Para Para resta l’esempio più folle e divertente di come due culture lontanissime possano trovarsi in pista e ballare all’unisono.
E ora scusate, ma mi tocca studiare…io a malapena ricordo i passi della Macarena!
Gtvb
Cover: ©Shibuya109
青山テルマさん、藤田ニコルさんらを起用した「90年代カタログ」より
Immagini: ©Avex






